La moda creativa

Strano che io voglia scrivere qualcosa ma non sappia mai cosa! Ci sono così tante cose di cui parlare, come anche tante cose da vedere. Perché, diciamolo, alle volte bisogna proprio cambiare aria. Ma per noi poveracci che non ci siamo ancora messi a coltivare l’albero dei soldi (o semplicemente ci piace spenderli per altre cose) non viaggiamo fisicamente, ma mentalmente. Libri, serie tv, film, videogiochi… Ci sono infiniti mondi da esplorare partoriti da altre menti. Non si posso toccare se non con i tentacoli del pensiero. Ma è bello anche creare con la propria mente e vederlo lì poi, il tuo prodotto che ti sorride del tuo stesso sorriso mentre lo rileggi o lo riguardi. Mi immagino come sarebbe scrivere qualcosa e poi vederlo interpretato da persone reali, o giocato, o letto per sapere la gente come se lo immagina.

Però non ho la costanza di scrivere. Ci ho provato, ma poi arrivo a un punto che mi viene il blocco. Anche perché nonostante spazi fra i generi li butto troppo sul realismo, quel genere di realismo. Dettagli, ma il punto sta che non sono costante perché mi annoio. Anche se ho provato a scrivere un racconto breve (per chi è interessato lo trova fra i miei primi post) che onestamente lo vedo come ben riuscito.

Quindi in qualunque modo si viaggia. Spero lo facciano tutti, altrimenti dov’è il gusto di avere un cervello se si comprime la creatività in un angolino? Come si possono vedere i colori del mondo quando si chiudono gli occhi? E’ un po’ come il non avere paura di essere se stessi. Perché la creatività di esce fuori con tutta la sua potenza. Non ce la fa a stare in un guscio solo, deve far vedere che c’è. Magari senza cose strane, solo che, ad esempio, ci si veste senza seguire troppo le mode, si hanno atteggiamenti sempre un po’ fuori moda… Sembra quasi che la moda, nonostante sia nata dalla creatività, uccida un po’ quella del singolo individuo. D’accordo che piace, altrimenti non avrebbe successo, anche se alcune volte a vedere certi obbrobri mi sembra solo imposta, ma ogni tanto, anzi spesso, mi capita di incontrare dei cloni. Mi chiedo allora se questi cloni riescano ad avere anche un loro pensiero, una loro consapevolezza che non sia di moda, se possano raggiungere una sorta di loro identità. Si vedranno bellissimi e bellissime certo, ormai l’apparire e il far vedere sono due valori molto radicati, però preferisco sempre alzarmi la mattina e guardarmi di sfuggita allo specchio per non spaventarmi e avere comunque una mia personalità, un mio modo di vedere le cose, un mio modo di conciarmi per uscire. Ci tengo alla mia identità e ognuno dovrebbe tenere alla propria, senza avere paura di non far parte di una categoria. Spiegare questo concetto è però come parlare contro un muro. L’egocentrismo andante fa credere a tutti di essere unico e speciale e di non appartenere a nulla. Anzi, forse anche io appartengo a qualche categoria, a qualche moda, ma spero di no, perché come la mia creatività è mutevole anche il mio io lo è. Del resto tutto è in continuo divenire, mentre solo chi non cambia mai muore.

Egocentrici

Credo che l’errore più grande alla base dell’ignoranza della maggior parte degli uomini, cioè della stragrande maggioranza, sia quello di continuare a porsi al centro dell’attenzione, a dispetto di quanto ha affermato la scienza, sbattendoci in faccia che siamo un infinitesimo dell’infinito.

Come se il fatto di esistere o meno cambiasse il colore del Sole!