Pioggia, Io, Caos e Vuoto

http://www.youtube.com/watch?v=ya-_SYDHU2Q&list=FLLAkVEET5P22Y9lhQpeeRFw&index=3&feature=plpp_video

Ascolto un po’ di musica, come quella che ho linkato, a quest’ora che non ho ancora voglia di andare a dormire. Oggi, anzi ieri ormai, è stato un grande giorno. All’apparenza non è successo niente, mi sono svegliato, colazione, studiacchiato si e no, pranzo, ancora studiacchiare no e si, telefilm in streaming, sentito amici e amiche, solite cose. Ma pioveva oggi. Oh come ha piovuto! E come ha tuonato! Mi mancavano talmente tanto i tuoni! Rombano che sento la natura vibrarmi nel petto, come se mi confermasse che lei c’è e che io ci sono. Con la pioggia che scroscia e che sento che mi scroscia nel cuore. Non è triste, la pioggia per me non lo è. Anzi, lava via. La pioggia è rinascita. Ci sono frasi stupide sulla pioggia come una che dice, non ricordo bene, qualcosa sul piangere con la pioggia le lacrime si perdono nelle gocce, una cazzata simile. Così strausata che non mi è rimasta nemmeno in testa. Ma le uniche lacrime che sento quando piove sono quelle di gioia, e mi scatta quella malinconia della nuova partenza, dopo che l’acqua ha lavato via tutto lo sporco. Allora sono contento, ma se mi guardo intorno vedo tanti volti che mi sorridono e allora non posso fare a meno di essere felice.

Felice, finalmente. E da solo. Tranquillamente felice da single. Il non plus ultra. Mi chiedo allora come facevo e come fanno quelle persone che ricercano la propria felicità solamente con qualcuno da amare con cui stare. Che poi, mi sembra quasi di essere un po’ stronzo a dire quello che sto per dire, si sto proprio dicendo che secondo me le coppie i cui componenti non riescono ad essere felici da soli sono deboli, perché composte da persone deboli. Non dico che non durano. Anzi per quanto mi riguarda possono durare pure tutta la vita, ma semplicemente che sono deboli. Questo cosa c’entra con me e la mia ritrovata felicità? Un cazzo. Ops, nulla volevo dire! Perdono. Perché bene o male son sempre stato un tipo un po’ solitario, quindi o ero felice o mi tagliavo le vene, ma è stato l’ultimo periodo della mia vita a destabilizzarmi parecchio. Dicevo poi comunque si è ora di voltare pagina, e l’ho voltata. Però è difficile anche tornare a scrivere. E alla fine ho capito. Onestamente mica da solo. Cioè si, l’ho capito da solo, ma la strada l’hanno tracciata i miei amici. Si sembra una cosa da adolescenti, ma gli amici sono amici, cosa ci posso fare io? E quindi a furia di risate, cazzate, incazzature, viaggi, sopportazioni, pianti ho capito che è inutile continuare a voltare pagina ancora. Ora serve solo prendere dei fogli, rilegarli con ago e filo, trovare una bella copertina e scrivere un nuovo libro. Cosa mi riserverà il futuro non m’interessa, e non m’interessa se domani, cioè oggi, avrò il morale basso (ne dubito comunque), perché almeno una cosa me la porto dietro: vivo giorno per giorno, alla cavolo, ma vivo giorno per giorno, circondandomi di persone interessanti e che mi incuriosiscono.

E’ uscito un post veramente personale, anche se ho cercato di non scendere troppo nel merito delle mie vicende, ma avevo paura che mi sarei dimenticato di questa giornata, così volevo ricordarla. Del resto non avevo fatto questo blog per scrivere cose mie, non essendo abituato a farlo su internet, o per lo meno avendone perso l’abitudine. Ma sentendomi un po’ come il cappellaio matto (mannaggia a Carrol che mi ha influenzato col suo libro) avrei voglia di fare tante digressioni verso il nulla, ma che nulla non è, perché anche i fisici hanno appurato che il nulla non esiste. C’è sempre qualcosa, piccole fluttuazioni quantiche di pensieri che vorticano fra gli spazi intergalattici dei miei neuroni, che si creano e si annichilano in energia che di nuovo si ricrea in materia. Materia, energia, pensieri, tutto frutto della realtà che s’intreccia con l’immaginazione, di cui sono anche in grado di dire tutto e niente se penso al fatto che quello che gli uomini cercano non è l’ente di quello che non riescono a vedere o intuire, ma semplicemente la superficie dell’essere in sé e per sé, senza altre alterazioni di sorta, esterne o interne della mente, come se colpendo l’oggetto col pensiero lo modificassimo in un maledetto principio di indeterminazioni. Insomma una singola realtà non c’è, mille mondi delle meraviglie in cui mi piacerebbe prendere il te, in cui entro qualche volta, ma raramente riesco ad incontrare la regina di cuori senza il rischio di vedere la mia testa tagliata di netto per non aver dipinto tutte le rose bianche di rosso. Ah, maledette stelle che siete così lontane e che è così difficile raggiungervi se non sdraiandomi sull’erba dopo una decina di Martini, e allora si che si che riesco a raggiungere qui mondi. Che abbia sbagliato epoca in cui nascere è una domanda che mi perseguiterà fino alla morte e forse fino un giorno in più, perché chi l’ha deciso che un’epoca è quella giusta per nascere? Non c’è nessuno, come quando si parla di destino, come se qualcuno l’avesse già scritto, ma soprattutto come se a qualcuno importasse di scriverlo. “Dio non gioca a dadi” disse Einstein, “Non dire a Dio quello che deve fare” replicò Bohr, frase meno celebre ma che frega qualunque tentativo di togliere il caos. A mio parere nessuno gioca a niente e nessuno dice niente. Ma è un mio parere. L’universo mi piace così, senza nessuno che abbia stabilito nulla, mi piace perché è frutto del caos, come il caos dei pensieri miei, della gente, il caos che morirà di morte entropica, quando tutto sarà zero.

Sembra quasi un discorso vuoto, ma il vuoto non esiste.

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Caos a caso (che tra l’altro una è l’anagramma dell’altra e viceversa)

Non so bene ancora quello che scriverò in questo post, ma quello che verrà verrà. E non mi viene in mente niente. No, ci sarebbero tante cose, ma sarebbe un’arlecchinata, quasi il gioco dell’associazione di parole: casa – cucina – pentola – risotto – risaia – acqua – pesce – squalo – bastardo – ecc… Che poi, potrei anche farlo, perché chi ha stabilito questa regola che io debba scrivere di una cosa sola alla volta, partendo da un inizio, argomentando bene il discorso e poi dando una conclusione? Per quanto stimi il mio ex professore di italiano del liceo (con cui mi sono sempre scontrato fino in quinta, già, da quell’anno ho avuto una sorta di rivelazione letteraria, dato che prima ero incapace a scrivere), uno impara a scrivere in un certo modo per avere bei voti, col problema che poi questo modo gli resta. E poi mi capita di leggere libri di scrittori contemporanei tutti fatti allo stesso modo per i soldi, blog (si, proprio qui) scritti tutti allo stesso modo, perché fa figo questo stile di scrittura? Ricorda Fabio Volo e quindi leggere Fabio Volo fa di te una persona intellettualmente progredita? Non lo so, non l’ho mai letto, quindi sto anche dicendo delle cose a caso, probabilmente non vere o verissime, non lo so chi me lo può dire? Nessuno. Come nessuno mi deve dire come devo scrivere, e quindi non dovrei nemmeno criticare come sto facendo chi vuole scrivere in un certo modo. Però forse non è che stia veramente criticando, ma in realtà mi sto semplicemente chiedendo se siano davvero consapevoli di scrivere così. Lo fanno apposta? Gli viene naturale? E’ un loro schema mentale quello di ordinare i pensieri in un certo modo? Che poi con la tecnologia ormai tutto è diventato molto più interessante. Già, ne sto usufruendo anche io per condividere questo mio pensiero con il popolo del web o con il vuoto cosmico a seconda di quante persone lo leggeranno (spero nessuno perché sta veramente diventando imbarazzante), e sembra che io ne stia facendo un discorso ipocrita, ma, c’è sempre un ma che salva la situazione, non è così. Perché io affermo che la tecnologia sia giusta, affermo però anche che vada usata correttamente. E’ vero che la tecnologia, specialmente internet che è uno dei suoi prodotti più importanti, è alla portata di tutti, ma non tutti ne sono portati. Prendiamo sempre un piccolo esempio che ci aiuta poi a capire l’insieme generale della questione (e la cosa va fatta contemporaneamente, ma credo che lo spiegherò meglio un’altra volta): youtube. Bello, un sito dove io posso caricare un video fatto da me o da altri che magari può dare le stesse emozioni, che ho provato io. E ci sono tanti video davvero belli che ti sorprendono anche, anzi spesso saltano fuori persone di talento che grazie al “tubo” fanno anche carriera. Però poi ci sono altri che raggiungono la fama solo per quanto siano stupidi. E com’è possibile che sia permesso a queste persone, di una imbecillità incrollabile, di intasare il web? (E di conseguenza anche i programmi televisivi) Io non volevo sapere nemmeno che esistessero, non avrei mai voluto sentirne parlare perché sono “file di memoria” che intasano anche il mio cervello. Una sorta di cancro che non è possibile curare. No, non sono nemmeno abbastanza cattivo. Mi metto in prima linea: non sono bravissimo a cantare e sono veramente scarso a giocare a basket, ma per quanto mi piaccia sentire le persone cantare o vedere una bella partita di basket non mi metterei mai in ridicolo davanti a milioni di persone!

Mi sento molto moralista. Cosa c’è di male ad esserlo in queste non lo so, però continuo a pensare che questa crisi finanziaria ed economica sia una sorta di effetto di quanti fondi abbiamo toccato. “Abbiamo”, non “hanno”, perché siamo tutti sulla stessa barca e proprio poche persone fanno veramente qualcosa. Anche se il fatto di scrivere solo queste cose un blog, parlarne anche coi miei amici, so benissimo che non cambierà mai il mondo e saranno parole buttate al vento, però non so bene cosa fare. Mi sento come un bambino messo nell’angolo quando i genitori litigano e piagnucola perché non sa come farli smettere, sensazione che ho conosciuto anche fin troppo bene… Comunque, non lo so. Che palle. Che palle che siamo sette miliardi e sarebbe dura discuterne con tutti (pensieri strani che è meglio non scrivere). Che poi è sempre un po’ come sparare sulla croce rossa, sono discorsi ovvi questi. E per l’ennesima volta: “ma se sono davvero così ovvi, perché non si risolvono?” Per egoismo, per pigrizia, perché se non lo fanno gli altri perché allora dovrei farlo io, per tutti i difetti che ora, non ho capito bene ancora come mai, vengono esaltati e portati all’eccesso, invece di essere corretti. Come nelle relazioni. Quante volte ho sentito dire (e dirmi) “io sono così, se ti piaccio bene sennò ci lasciamo“. Tralasciando che poi i difetti a cui viene rivolta l’affermazione vanno per la solita incoerenza corretti perché sennò “non mi capisci“, la risposta da dare sarebbe “sei un/a egoista di *insulto a piacere*, quella è la porta!” Perché in una relazione se non si arriva a qualche compromesso che comporta anche un addolcimento degli spigoli non si arriva da nessuna parte, tranne che alla porta appunto. (Parte porta, mi piace dirli nella stessa frase) E infatti le coppie si sfasciano anche dopo il matrimonio. Inutile commentare ancora.

Non voglio concludere, perché ci sarebbero molte altre cose che avevo in testa ma che mi sono uscite perché ho pranzato e allora mi sono uscite altre cose a caso e quindi di questo post non si capirà nulla ora giuro prendo fiato. Basta. Cos’ho detto in sostanza? Nulla. E, accidenti, ho concluso lo stesso.

(“Ma non si iniziano le frasi con “e”!” “Nemmeno, con “ma” se è per quello…”)

Intro

E’ il mio primo post qui su wordpress, ma sono circa 5 anni che non tengo un blog o scrivo qualcosa di decente. Una volta andavo a ricercare le profondità dell’animo umano, ma una volta che si trovano certi mostri è già difficile affrontare il proprio che scovare quelli delle altre persone, metterli di fronte ad esso e farglielo combattere. Anche perché, diciamola tutta, non è che sempre ti ascoltano. No dai ammetto che ogni tanto lo faccio ancora. Ma è colpa mia se solo vorrei che le persone fossero diverse, più consapevoli di sé e del mondo che le circonda?

Si, è colpa mia. Beh, ora non è che vado in giro a fermare le persone a caso, ma con quelle che mi ruotano intorno ho sempre la curiosità di scavarci dentro. Del resto l’ho fatto anche con me, e per una volta razzolo quello che predico. Ma ho sconfitto i miei mostri? No, o comunque non tutti, ci sto combattendo ancora, ma la maggior parte delle volte è solo accettazione di essere anche quelle cose oscure che troviamo nei meandri del cervello. E’ l’unico modo per controllarle e magari volgerle anche a proprio favore. Come? Ah, il bello è che cambia da persona a persona e dalla situazione. Non so comunque, ripeto, sicuramente esagero, anche perché non voglio certo passare per quel supereroe, però, quando le persone a cui tengo mi dicono “grazie Ale per avermi fatto riflettere”, allora sono spinto a proseguire.

Ma tutto ciò penso sia dovuto alla mia curiosità. E’ come un immenso buco nero che vuole divorare tutto lo scibile che può. Leggo Focus da quando sono bambino e mi faccio ronzare intorno anche altre riviste, preferendo sempre le nuove conoscenze di persone che sanno qualcosa che magari non so, piuttosto a persone di una banalità e superficialità palese. “Ma è ovvio”, penserà chi legge (ma chi legge?), purtroppo no. Facile dire che una cosa è ovvia quando è già stata messa nero su bianco (un po’ come questo discorso), però riflettendoci bene, guardando tutte le persone che si conoscono, si trova molta più superficialità di quanta se ne immagini. O tanto di cappello a chi non ne trova, certo se anche lui non è un superficiale come il circondario. Però sogno sempre che se le persone cambiassero la loro mentalità, allora potremmo cambiare anche questo “Paese” che è l’Italia. (Io lo penso da una vita e il nostro Premier Monti l’ha “confermato” qualche settimana fa)

Come già facevo in precedenza, userò questo blog per poter mettere per iscritto i pensieri in modo da riordinare la mia testa, che in questo periodo ne ha bisogno più che mai. Se poi avrò gente che leggerà quello che scrivo, magari commentandolo anche, a me può far solo piacere, ma non è nel mio interesse primario. Non seguirò un tema, ma parlerò di quello che mi passa per i neuroni. Penso sia tutto. Pace e prosperità.