Guerra e Pace

Sono piccole cose, a cui non si da nemmeno il minimo peso perché sembrano ordinarie, ma sono le piccole cose ad essere la base dei grandi eventi. Per capire come funzionano le stelle bisogna scendere nei processi sub-atomici della fusione nucleare, ad esempio, o più banalmente per far star su un muro servono i mattoni. O ancora più banalmente, anche se le cose più banali del mondo non so ancora come siano di così difficile comprensione ai più, l’amore che si basa sulle piccole cose, i gesti quotidiani, senza questi le grandi dimostrazioni da film crollano il giorno dopo e servono solo per essere rinfacciate. “Ah io ti ho fatto così, mentre tu non fai mai nulla”. Si…credici.

Ma il punto del discorso è: la Guerra. Questa macchina gigantesca mangia vite, orribile demone che gronda sangue da quello più innocente a quello più malvagio, che viene messa in moto quando uno stato si vuole impossessare dei beni di un altro, quando si crede che una religione sia meglio dell’altra (ci starebbe una risata di gusto), o peggio quando una “razza” si crede sia superiore ad un’altra (qui invece c’è da piangere). Si invoca quindi la pace con manifestazioni, ci sono grandissime persone che riescono a portarla fermando quegli enormi ingranaggi della macchina con le loro stesse mani, e devo inchinarmi, ci sono organizzazioni che aiutano le popolazioni colpite. Però spesso le stesse nazioni che promuovono la pace sono anche portatrici di guerra. Perché, perché mi chiedo io, e ancora perché non riusciamo ad andare così d’accordo su larga scala? Eppure non siamo così diversi, anzi, siamo fin troppo uguali certe volte. E ci si massacra.

Quindi, sono sceso di parecchi livelli della scala e sono andato a vedere nel piccolo.

Non dico di aver trovato l’origine della Guerra così, ma ho il vago e certo sospetto che se tra vicini di casa si andasse sempre d’accordo molto probabilmente saremmo anche in grado di andare d’accordo con le nazioni culturalmente differenti dalla nostra. Si ok, forse sono corso un po’ troppo, ma come si può pretendere di portare la pace nel mondo quando non c’è pace fra vicini di casa. E personalmente l’ho un po’ vissuta anche io questa guerra perché tra chi ha il cane, chi la domenica mattina si mette con l’idropulitrice a lavare la macchina svegliandomi dopo tre ore di sonno a ritmo di canzoni napoletane o giù di lì. No dai, diciamo che l’ho rischiata, perché comunque sono consapevole di questa cosa e o sopporto o comunque ne parlo civilmente. Però poi sento e leggo notizie di vicini che si scannano per un posto auto, per la pulizia delle scale, per dei vasi di fiori.. e se va bene finiscono in tribunale, se va male uno in carcere e l’altro all’obitorio.

Quindi se qualcuno riuscisse a portare la pace fra vicini di casa dovrebbe vincere il premio “Nobel per la pace ultima e definitiva”. Ma siamo sempre troppi per far capire questi semplici concetti a tutti. Son così banali che forse proprio per questo la gente li conferma a parole, ma li ignora completamente coi fatti.

Ho espresso e detto poco, ma dietro queste parole ce ne sono altre e forse anche altro ancora là dietro che mi devo alzare sulle punte per scorgerle un po’ ecco forse vedo qualcosa. Però c’è un fortissimo concetto, che senza queste parole romperebbe lo schermo, e sarebbe un buono spunto su cui tutti riflettessero. Ah ma a chi importa di queste cazzate?

Viaggi (non mentali)

Appena tornato e già ho voglia di ripartire. Per dove? Magari tornare a Stoccolma. Ah si, città fantastica e che non se ne trovano di simili. Un po’ perché c’è “poca densità abitativa” e ogni tanto sembra una città fantasma, un po’ perché il cielo è blu ed è strano vedere quel blu in una città, e un po’ perché non so, è semplicemente diversa.

E poi volare. Sembrerà poco poetico, ma l’ingegno umano che ci ha portato al volo per me ha molta poesia. Poter vedere da sopra le nuvole, quasi a poterle toccare, quasi a poterle sentire sulle dita, e tutto questo grazie alla tecnologia, mi fa venir voglia di comprarmi una di quelle tute alari e volare senza nessuna fusoliera di metallo a proteggermi. Sempre comunque grazie all’ingegno dell’uomo. Altrimenti sarebbe semplicemente una poco simpatica caduta libera da 10.000 metri di quota in cui avrei scarse possibilità di uscirne vivo.

Essere in una città completamente sconosciuta, parlare tutto il tempo un’altra lingua e girarla completamente a caso, perdendosi sembra più una cosa da libro che una semplice vacanzina. Però è normale. O almeno per me e chiunque venga con me, anche se alla fine scopro che ho un gran senso dell’orientamento e dopo il primo giorno non mi perdo più. Cosa strana essendo uno sempre distratto. Poi si fanno le foto, per fissare quei posti e quei ricordi ad essi legati e per non farli andare via. Che senso avrebbe un viaggio se poi non ci si ricorda di quello che si ha fatto?

Inoltre mi dicevano “fa bene farsi un bel viaggetto”. E’ vero. Anzi verissimo, ma i soldi scarseggiano e quanto ho dovuto aspettare per farlo? Col solo risultato di farmelo apprezzare ancora di più, e dici poco. Però mi piace viaggiare, ma, come tutte le cose, credo che viaggiare troppo sminuisca il concetto stesso di viaggio. Forse non viaggerei spesso nemmeno avendo i soldi per farlo, ma sceglierei accuratamente la meta in lunghe valutazioni e solo quando sarei sicuro al 100% allora comprerei il biglietto. Anche se chissà, potrei anche buttarmi in un viaggio all’ultimo in una meta a caso. Ma il concetto inteso è che non vorrei mai che diventasse un’abitudine. Odio l’abitudine. E lei odia me, non riuscendo mai ad andare d’accordo. Forse qualche volta sarebbe ideale trovarsi, non dico simpatici, ma almeno concordi su qualche argomento, giusto salutarsi con un cenno, ecco.

Perciò credo sia sufficiente tutto quello che ho detto, anche se sono ancora stanco per il viaggio. Un post un po’ personale, fa niente. Non è importante.

Caos a caso (che tra l’altro una è l’anagramma dell’altra e viceversa)

Non so bene ancora quello che scriverò in questo post, ma quello che verrà verrà. E non mi viene in mente niente. No, ci sarebbero tante cose, ma sarebbe un’arlecchinata, quasi il gioco dell’associazione di parole: casa – cucina – pentola – risotto – risaia – acqua – pesce – squalo – bastardo – ecc… Che poi, potrei anche farlo, perché chi ha stabilito questa regola che io debba scrivere di una cosa sola alla volta, partendo da un inizio, argomentando bene il discorso e poi dando una conclusione? Per quanto stimi il mio ex professore di italiano del liceo (con cui mi sono sempre scontrato fino in quinta, già, da quell’anno ho avuto una sorta di rivelazione letteraria, dato che prima ero incapace a scrivere), uno impara a scrivere in un certo modo per avere bei voti, col problema che poi questo modo gli resta. E poi mi capita di leggere libri di scrittori contemporanei tutti fatti allo stesso modo per i soldi, blog (si, proprio qui) scritti tutti allo stesso modo, perché fa figo questo stile di scrittura? Ricorda Fabio Volo e quindi leggere Fabio Volo fa di te una persona intellettualmente progredita? Non lo so, non l’ho mai letto, quindi sto anche dicendo delle cose a caso, probabilmente non vere o verissime, non lo so chi me lo può dire? Nessuno. Come nessuno mi deve dire come devo scrivere, e quindi non dovrei nemmeno criticare come sto facendo chi vuole scrivere in un certo modo. Però forse non è che stia veramente criticando, ma in realtà mi sto semplicemente chiedendo se siano davvero consapevoli di scrivere così. Lo fanno apposta? Gli viene naturale? E’ un loro schema mentale quello di ordinare i pensieri in un certo modo? Che poi con la tecnologia ormai tutto è diventato molto più interessante. Già, ne sto usufruendo anche io per condividere questo mio pensiero con il popolo del web o con il vuoto cosmico a seconda di quante persone lo leggeranno (spero nessuno perché sta veramente diventando imbarazzante), e sembra che io ne stia facendo un discorso ipocrita, ma, c’è sempre un ma che salva la situazione, non è così. Perché io affermo che la tecnologia sia giusta, affermo però anche che vada usata correttamente. E’ vero che la tecnologia, specialmente internet che è uno dei suoi prodotti più importanti, è alla portata di tutti, ma non tutti ne sono portati. Prendiamo sempre un piccolo esempio che ci aiuta poi a capire l’insieme generale della questione (e la cosa va fatta contemporaneamente, ma credo che lo spiegherò meglio un’altra volta): youtube. Bello, un sito dove io posso caricare un video fatto da me o da altri che magari può dare le stesse emozioni, che ho provato io. E ci sono tanti video davvero belli che ti sorprendono anche, anzi spesso saltano fuori persone di talento che grazie al “tubo” fanno anche carriera. Però poi ci sono altri che raggiungono la fama solo per quanto siano stupidi. E com’è possibile che sia permesso a queste persone, di una imbecillità incrollabile, di intasare il web? (E di conseguenza anche i programmi televisivi) Io non volevo sapere nemmeno che esistessero, non avrei mai voluto sentirne parlare perché sono “file di memoria” che intasano anche il mio cervello. Una sorta di cancro che non è possibile curare. No, non sono nemmeno abbastanza cattivo. Mi metto in prima linea: non sono bravissimo a cantare e sono veramente scarso a giocare a basket, ma per quanto mi piaccia sentire le persone cantare o vedere una bella partita di basket non mi metterei mai in ridicolo davanti a milioni di persone!

Mi sento molto moralista. Cosa c’è di male ad esserlo in queste non lo so, però continuo a pensare che questa crisi finanziaria ed economica sia una sorta di effetto di quanti fondi abbiamo toccato. “Abbiamo”, non “hanno”, perché siamo tutti sulla stessa barca e proprio poche persone fanno veramente qualcosa. Anche se il fatto di scrivere solo queste cose un blog, parlarne anche coi miei amici, so benissimo che non cambierà mai il mondo e saranno parole buttate al vento, però non so bene cosa fare. Mi sento come un bambino messo nell’angolo quando i genitori litigano e piagnucola perché non sa come farli smettere, sensazione che ho conosciuto anche fin troppo bene… Comunque, non lo so. Che palle. Che palle che siamo sette miliardi e sarebbe dura discuterne con tutti (pensieri strani che è meglio non scrivere). Che poi è sempre un po’ come sparare sulla croce rossa, sono discorsi ovvi questi. E per l’ennesima volta: “ma se sono davvero così ovvi, perché non si risolvono?” Per egoismo, per pigrizia, perché se non lo fanno gli altri perché allora dovrei farlo io, per tutti i difetti che ora, non ho capito bene ancora come mai, vengono esaltati e portati all’eccesso, invece di essere corretti. Come nelle relazioni. Quante volte ho sentito dire (e dirmi) “io sono così, se ti piaccio bene sennò ci lasciamo“. Tralasciando che poi i difetti a cui viene rivolta l’affermazione vanno per la solita incoerenza corretti perché sennò “non mi capisci“, la risposta da dare sarebbe “sei un/a egoista di *insulto a piacere*, quella è la porta!” Perché in una relazione se non si arriva a qualche compromesso che comporta anche un addolcimento degli spigoli non si arriva da nessuna parte, tranne che alla porta appunto. (Parte porta, mi piace dirli nella stessa frase) E infatti le coppie si sfasciano anche dopo il matrimonio. Inutile commentare ancora.

Non voglio concludere, perché ci sarebbero molte altre cose che avevo in testa ma che mi sono uscite perché ho pranzato e allora mi sono uscite altre cose a caso e quindi di questo post non si capirà nulla ora giuro prendo fiato. Basta. Cos’ho detto in sostanza? Nulla. E, accidenti, ho concluso lo stesso.

(“Ma non si iniziano le frasi con “e”!” “Nemmeno, con “ma” se è per quello…”)

Ovvietà.

“Perché io sono figo, mi faccio le foto in discoteca col tavolo, lo spumante, le belle ragazze intorno che ridono alle mie cazzate. Ho il cash per divertirmi! (Grazie papi) Tutti vogliono sempre uscire con me perché mi sento un divo della tv!”

“Si ma siamo troppo pazze!!! Ahahah viva la vita, l’alcol, i ragazzi fighi! Siamo bellissime e come noi nessuno! Pero’ tutti i ragazzi dicono che sono una troia e sono degli stronzi con me…ma fa niente, io sono al centro dell’attenzione e sogno di andare in tv!”

“Io ho la macchina strafiga, vado in giro carico ragazze sempre diverse che dicono che sono simpaticissimo e sono uno che della vita ne sa! Se succedesse qualcosa alla mia macchina non so cosa farei…”

“Io ho la megavilla, il televisore senza spessore, mia moglie mi ama, dei figli che l’importante è che siano felici con tutti i soldi che gli do, i miei vicini mi invidiano e secondo me la mia segretaria ci prova…”

 

Potrei andare avanti con gli esempi e non venitemi a dire che non conoscete nessuno che rientri in una di queste categorie. Perché ormai è tutto un “farsi vedere, farsi notare”, come dice un mio caro amico, ed ha ragione. Ormai la società dei consumi è diventata una sorta di società dell’apparire e basta e i giovani d’oggi (miei coetanei e dintorni, ho 24 anni) sembrano quasi dei gusci vuoti con un sorriso ebete stampato in faccia a cui importa solo di essere alla moda, fare festa, avere relazioni e poi non saprei che altro. Non sto facendo di tutta l’erba un fascio, certo ho chiarissimi esempi invece di giovani e non che hanno un loro cervello. Però è deludente vedere quanto siano superficiali certe persone. E non credo minimamente al detto “non puoi cercare la profondità in una pozzanghera”, ma piuttosto credo che ci siano persone che vivono da pozzanghere non andando in fondo a loro stessi. Basta solo fermarsi a pensare un attimo, senza i bei link di frasi fatte più o meno attendibili che circolano per facebook, senza quelle canzoni che vomitano banalità. Ecco è proprio dalla musica di massa che si capisce quanto siamo entrati nell’era della superficialità. Quanta gente poi s’indebita per avere l’oggetto da sfoggiare e ora non riesce ad arrivare a fine mese? Poi evade le tasse, e se lo beccano sono solo degli stronzi. Ladro. Meriti di finire per strada in mutande. Si ok, mi sto infervorando un attimo, ma cosa ci posso fare se è l’epoca dell’incoerenza o della stupidità? Lo vedo solo io che tutto questo lampeggiare di comportamenti che ci propinano (vorrei sapere la fantomatica entità che ce li propina chi possa essere…oh, ma sono le stesse masse che fanno finta di lamentarsi!) è profondamente corrotto? Nemmeno il peccato, nemmeno i vizi, nemmeno la depravazione riescono ad essere così superficiali come, come, come cavolo in natura non c’è niente di comparabile! “Eh si, bisogna fare qualcosa, basta con sti programmi in televisione, ecc..” ma no, non voglio fare il moralista. Anzi preferisco vedere un bel corpo in televisione piuttosto che una noia mortale di un programma fatto dai partiti politici bravi solo a friggere l’aria (ogni riferimento a fatti, cose o persone è puramente casuale). Io semplicemente tendo ad escluderli dal mio campo visivo, chissà magari un giorno spariranno veramente. Come in un post precedente, la speranza c’è.

Ok, basta, ora mi calmo. Scusate lo sfogo

H.O.P.E.

C’era una volta e vissero felici e contenti.

Alla fine sono queste le parole che sogniamo da sempre e che ci portiamo dentro fin dall’infanzia quando pensiamo a come i posteri possano ricordarsi di noi. Nel nostro piccolo mondo abbiamo sempre un’idea di una favola in cui noi siamo i protagonisti. Noi che creiamo le favole e siamo da esse modellati. Perché è sempre la speranza che ci tiene vivi e che ci fa andare avanti. Non è un discorso da deboli, da sognatori, da “chi non ha altro fuorché la speranza”.

E’ evoluzione, è istinto di sopravvivenza. La speranza di vivere meglio, migliorandoci, avere un futuro roseo da dare anche alla propria discendenza è quello che ci ha fatto conquistare il mondo. Ma è un’arma, come tutte le cose può fare del male se altri arrivano a minacciare il nostro sogno. Ha un non so che di energia nucleare.

E’ quella che riesce a distinguerci da ciò che definiamo inferiore a livello evolutivo. Eppure lo sappiamo che i nostri sentimenti e le nostre emozioni avvengono tramite le reazioni chimiche che l’ambiente circostante provoca nel nostro cervello e nel nostro corpo, tuttavia c’è come qualcosa di magico, di meraviglioso e di unico nel poter dire “spero di trovare qualcuno da amare”.

Una canzone, un tramonto, un sorriso. Queste e altre migliaia di cose ci danno la speranza che ci serve ogni giorno, ma basta non vederle più che allora ci si spegne, verso la depressione e la morte, propria o altrui. Noi siamo la speranza stessa, perché non è vero che è l’ultima a morire, perché se c’è allora non muore niente. Se muore la speranza, invece, muore tutto.

Spero, voglio che anche in questi tempi duri nessuno perda la speranza di potercela fare, perché so bene quanto sia difficile, ma non lascio che altre persone o dei mi dicano quando non c’è più spazio per me qui, la alimento combattendo per quello che voglio perché alimenta le mie forze, come un loop da cui non voglio uscirne. Perché sarò io stesso a darmi il mio finale felice, nessun altro.

(Si, oggi sono piuttosto ottimista.)

L’illusione di essere liberi

Non capisco veramente come sia così facile farsi prendere per il culo dall’attuale classe politica italiana (parlo solo dell’attuale perché ho speranze nel futuro). Senza star lì a dire che son dei ladri, che sono corrotti, che fanno i loro comodi perché sarebbe un po’ come sparare sulla croce rossa e soprattutto perché sono semplicemente persone come noi. E sottolineo il concetto che sono esseri umani, che chiunque al loro posto di quelli che si lamentano costantemente dei politici si comporterebbe quasi allo stesso modo. Infatti io non mi sto lamentando della classe politica perché è solamente uno specchio della società attuale. Vogliamo cambiarla? Bene, guardiamoci allo specchio e iniziamo a cambiare noi e ad insegnare giusti valori ai nostri figli. Cambiamo la nostra mentalità.

Fatta questa premessa entro nel discorso. Come dicevo, la mia non è una critica alla classe politica, ma alle persone, alla gente comune che si fa manovrare e si lamenta. Un esempio su tutti, quello che mi sta facendo incazzare altamente in questi giorni: sento i politici premere per una riforma delle legge elettorale ed è evidente che lo fanno solo perché pensano già alle prossime elezioni. Ma alla gente cosa cavolo gliene dovrebbe fregare della legge elettorale? La spacciano come un modo per migliorare la democrazia, ma vai a chiedere alla gente comune cos’è per loro la democrazia. A loro interessa arrivare a fine mese, ma comunque di fronte a queste cose, non alzano un dito. Però si infervorano e scendono in piazza se il nostro premier Monti sta cercando di salvare l’Italia (ok , sarà il metodo più vampiresco, ma non è un idiota e se siamo arrivati a fare queste cose un paio di domande dovremmo farcele). Ma scendete in piazza per manifestare contro i partiti politici che dovrebbero autosostenersi, manifestate contro le classi sociali chiuse che non rinunciano a niente per il loro proprio interesse (dalle corporazioni di lavori meno intellettuali fino a quelli più redditizi), manifestate per quello che vi dicono che non va bene. Però no dai, voi scendete solo in piazza quando fa comodo a loro, perché si vi stanno manovrando e voi credete di essere liberi.

Egocentrici

Credo che l’errore più grande alla base dell’ignoranza della maggior parte degli uomini, cioè della stragrande maggioranza, sia quello di continuare a porsi al centro dell’attenzione, a dispetto di quanto ha affermato la scienza, sbattendoci in faccia che siamo un infinitesimo dell’infinito.

Come se il fatto di esistere o meno cambiasse il colore del Sole!

Povero Dante!

In questa moderna e aperta società attuale, fatta anche di finti intellettuali, ci si ritrova davanti a persone che, evidentemente, non hanno di meglio da fare che sparare sentenze come nel far west e usare toni critici contro quello che pensano possa esserci di deplorevole e andrebbe censurato. Il problema è che “censurato”, “aperto” e “intellettuale” non sono termini che vanno molto d’accordo fra di loro e quindi ci ritroviamo ad ascoltare le loro incoerenti farneticazioni.

In realtà tutto parte da questo bell’articolo che ho trovato http://www.scuolazoo.com/post/dante-alighieri-e-razzista-via-la-divina-commedia-dalle-scuole

Ora, non voglio scoppiare a ridere, ma ci rendiamo conto di quello che c’è scritto? La più grande opera della letteratura italiana e rinascimentale, almeno per me, deve essere abolita dalle scuole per contenuti omofobici e razzisti. Quando è stata scritta nel 1300, e non dovrei nemmeno aggiungere altro. Anzi, non aggiungo proprio altro e lascio che l’ignoranza e la stupidità di queste persone si commenti da sola, con la speranza che la cosa cada nell’oblio più dimenticato e profondo.

E mi terrò ancora più stretta la mia copia grande, pesante e rilegata, con le illustrazioni di Gustave Doré (vedi immagine), divulgandola alla stregua di un pirata della letteratura!

ABOLIAMO LA FESTA DELLE DONNE

Dopo aver scoperto sta mattina che il mio titolo è stato parallelamente pensato per una sezione del programma mattutino della Rai (oppure ci spiano e ci rubano le idee), mi metto a srotolare il gomitolo dei miei pensieri su questa festa della donna.

Perché secondo me andrebbe abolita. Definitivamente. No, non sono un maschilista misogino ecc, ma per il semplice fatto che, come per san Valentino, non serve un giorno all’anno per ricordarci di quanto le donne siano speciali. Per lo meno io me lo ricordo tutto l’anno e mi comporto di conseguenza. Che poi sono minime cose, non richiedono neppure fatica. Ad esempio lasciar passare o sedere al posto nostro sul treno una donna, magari mettendoci pure un sorriso. Anche se di questi tempi credo che molte pensino poi che ce le vogliamo solo portare a letto, ma come dare torto? Se ormai ogni cosa che ci viene presentata è un amplificazione del proprio ego per poter fare colpo sul prossimo? Insomma servirebbe un po’ più di cavalleria, di cortesia ottocentesca insomma, quella idealizzata, quasi da romanzo. Del resto siamo in una società dove ci crediamo tutti intelligenti e furbi, quindi se davvero pensiamo di esserlo vediamo di dimostrarlo in questo modo. Mi sale l’astio poi quando vedo uomini che, forti della loro posizione, inducono le donne ad ottenere qualcosa solo in cambio di favori sessuali. Avrei un vocabolario di insulti, ma mi limito a dire che hanno dei problemi, non solo in testa, e consiglierei loro di fare una serie di sedute da uno psicologo, perché hanno un vero problema, oggettivamente parlando.

C’è poi proprio una cosa che non capisco. Il rifiuto di una donna alle attenzioni di un uomo e questo allora che continua lo stesso imperterrito a importunarla, diventando fastidioso e addirittura offensivo. Cosa che spesso vedo nei locali e nelle discoteche. Ma se è no è no, fatevene una ragione. Cosa ci vuole a cercarne un altra? E’ così importante rimorchiare per forza? Credo che sia dovuto al fatto che gli uomini e giovani maschi di oggi siano tremendamente insicuri di sé che hanno una paura enorme di rimanere da soli. Beh questo un po’ anche le donne e le ragazze onestamente. Ma non voglio divagare ora e spero di aver chiarito questo concetto.

Inoltre trovo ingiusto nel senso della festività che ormai venga festeggiata con donne e ragazze che diventano assatanate di fronte ad un aggregato di muscoli sudati che si dimena togliendosi i vestiti. Se un uomo va in uno strip-club è uno sfigato e si deve quasi nascondere, mentre le donne lo fanno in una festa internazionale. Non ha senso. Vogliamo proprio festeggiarla per ricordare le vittorie in campo sociale della donna macchiate anche di sangue andando a vedere uno spogliarellista? Se fossi donna lo troverei degradante nei miei confronti.

Sembrerebbe quasi che stessi dicendo che le donne sono e restano il sesso debole. Non è così, anzi sto affermando il contrario, che hanno le stesse parità dell’uomo, che sono forti come gli uomini (e in certi momenti anche di più), ma che nonostante questo bisogna considerarle come un fiore delicato, per la bellezza interiore ed esteriore che portano. Sarebbe superfluo ora parlare di violenze, stupri e stalking, perché basterebbe che tutti siano sempre gentili con loro, che questi problemi non esisterebbero quasi più (e onestamente mi fa sempre piangere parlarne). Vorrei solo che in ogni cultura, in ogni religione e in ogni testa di un uomo ci sia conficcata quest’idea. Ma dato che non posso farlo io di persona spero che chiunque legga queste mie parole, si faccia un esame di coscienza, oppure seguiti a comportarsi così bene ed insegni ad i propri figli a rispettare le donne, in modo anche da rispettare il mondo.

Sentirsi in colpa quando si da un calcio a un sassolino

Probabilmente è una riflessione inutile, ma tempo fa mi chiesi cosa fosse veramente la vita. Noi esseri umani, senzienti, intelligenti e accorti del mondo che ci circonda, consideriamo vita cosa? Non tiriamo in ballo i grandi scienziati, filosofi, scrittori, ma proviamo a riflettere con la nostra testolina di gente di media cultura. Che è quello che faccio io insomma (e poi infatti sono indietro con la laurea).

Dire che la vita è tutto ciò che riguarda la biosfera è come dire che l’acqua è bagnata. Bio, o bios, o qualcosa di simile in greco vuol dire vita, quindi escludiamo questo percorso inutile. Ciò che possiamo considerare come vivente sono le piante, gli animali e tutto il resto dell’elenco che ci hanno insegnato a scuola da bambini.

Adesso cambiamo completamente punto di vista e allontaniamoci dal pianeta fino a entrare dentro le stelle. Le stelle, per una volta, immaginiamole come delle fabbriche che creano atomi sempre più pesanti, cioè nuovi elementi, e li disperdono nel cosmo alla loro “morte”. Questi elementi, che noi vediamo come bellissime nebulose nelle immagini che Hubble ci regala, poi si addensano in grumi che secondo le più moderne teorie diventano poi nuove stelle e nuovi pianeti.

Quindi, da una parte abbiamo la materia “animata” degli esseri vivente, mentre dall’altra parte abbiamo quella “inanimata” di pianeti disabitati. Ma la vita può spuntare così dal nulla su un pianeta? Se siete fondamentalisti di qualche religione e credete a queste cose per voi la risposta è si. Per tutti gli altri è no, ci dev’essere una sorta di continuità tra le due cose. Guardiamo, allora, a quando o i fulmini hanno colpito una sorda di brodo primordiale (acqua ricca di elementi chimici) oppure questi elementi sono arrivati grazie a comete (panspermia), non è importante il come in questo discorso, l’importante è che c’erano sulla superficie terrestre questi elementi non vivi. Queste molecole sono state ricombinate e si sono ricombinate fino a formare la prime cellule, et voilà, vita fu. Ma usare il “si sono” è improprio in quanto i processi chimici che ci sono alla base avvengono solamente grazie alla forza elettromagnetica che unisce o separa le molecole a seconda degli atomi presenti, della loro disposizione e della carica elettrica.

Ma quindi la vita è solo una ricombinazione di quello che era inorganico in quello che era organico? Ebbene, si. Quel carbonio dentro quel diamante sarebbe potuto essere il carbonio dentro il vostro DNA. In sostanza il concetto di vita si trova solo dentro la nostra testa. Non esiste quello che si può definire vita. Anche la materia si trasforma in energia e viceversa, però non diciamo che l’energia è viva. Se potessimo scomporre e ricomporre strutture atomiche potremmo creare un essere umano da sacchi di elementi che ci compongono. Certo si tratta sempre di un mio punto di vista, in cui io applico il fatto che intorno a me vedo che spontaneamente si creano dei passaggi fra due situazioni e non succedono mai grandi rotture, a meno di rari casi devastanti, ma anche qui tutto poi riprende gradualmente. Ognuno poi la pensi come vuole, ma se il mio pensiero vi è piaciuto e l’avete apprezzato allora dovreste scegliere se considerare tutto come vita o non considerare più la vita. Umanamente preferisco la prima e mi sento un po’ in colpa anche quando calcio un sasso.

(Del resto se gli esseri umani non fossero mai esistiti chi avrebbe potuto dire cosa è vivo e cosa non lo è?)