Melodie

Non so, ma io ho come sempre l’impressione di vivere fra mille melodie, in cui mi accorgo spesso di stonature. Sono parole, azioni, eventi, stati d’animo che la compongono.

E’ un suono, descritto da un’equazione d’onda, che vedo con le orecchie e sento con gli occhi. La pelle la gusta, la mia lingua l’accarezza. Vibrazioni armoniose, nei dettagli infinitesimi ed infinitesimali continui.

Come un cantante, anzi, un compositore che accompagna la vita.

L’ascolto diversa per ogni persona, ascolto la mia. Proprio in quei dettagli, alcune volte, ci sono note fuori posto. Quelle stonature che mi fan fermare, magari si possono sistemare, magari no. E la melodia continua, stonata o armoniosa.

Forse chi fa musica è abituato e assuefatto e non la sente. O forse ha l’orecchio così fino da sentirla in ogni momento.

Io non faccio musica, forse altre che sentono le melodie non la fanno.

Forse è solo dettata dall’umore del momento, dalle impressioni che ci danno le persone o le cose. Non ha importanza per me.

Le melodie sono belle.

Sul crinale…

Ok è davvero tanto che non scrivo qui, ma un po’ non ho tempo, un po’ non ci sono più molte cose da dire, o non ne trovo.

Argomenti “difficili”, che secondo me è bello anche discuterne, per poter apprezzare meglio il mondo in cui viviamo, senza dover galleggiare nella banalità e nella superficialità, si perdono nel vuoto degli spazi fra le parole.

Argomenti d’attualità sono proprio stufo di parlarne.

Si potrebbe parlare del terremoto, con le sole polemiche a posteriori di quanto si è costruito male, degli aiuti che vengono e che non vanno, dei soldi sprecati e richiesti alle tasche. Ma basta.

E’ il secondo post a distanza in cui dico basta.

Forse perché siamo davvero sul crinale fra due epoche e non vedo l’ora che si scenda dall’altra parte. La gente o non se ne accorge o fa finta di accorgersene. Oppure ha paura e non si vuole buttare, continuando a tenersi stretto il passato. Non capiscono che il cambiamento, anche se non sembra, è sempre positivo. E’ nuova energia, una nuova sfida ad andare avanti. Dicevo che il divenire, il mutare delle cose è sinonimo di vita, mentre la staticità è morte. Quindi è inutile star fermi sulle solite questioni. Basta bisogna capire che si sta entrando in una nuova epoca.

Sono parole, ma le parole sono superflue ormai, perché stufano anche chi le dice. Vedo effettivamente qualcuno che vuole cambiare le cose e ci prova (non faccio nomi) e di loro sono molto contento, spero che riusciranno e che faranno ancora di più.

E’ un cambiamento strano. Si dice che bisogna avere nuovi valori e poi vedo nei giovani sempre le solite aspirazioni al successo facile. E pensare che Asimov immaginava un futuro in cui le celebrità erano grandi scienziati che avevano portato grandi innovazioni all’umanità.

Sarà un po’ sta influenza, ma sono sicuro che avrei voluto parlare di altro, o comunque meglio.

Basta.

Vorrei parlare un po’ dell’Italia, quindi degli italiani. Ma so che m’incazzerei in tempo zero.

Popolo di furbacchioni del cazzo che si lamentano dei politici per quanto sono pagati, ma esaltano i calciatori che prendono milioni tirando calci a un pallone.

Gente che propone incontri sessuali in cambio di lavoro, convinti che sono furbi.

Insomma basta.

Sono stanco di queste persone.

Sarà anche per questo che ultimamente non ho scritto nulla le blog. Mi demotivano.

Gente che spara sentenze così a caso, che pensa di sapere tutto, che aizza folle, che nasconde la verità, che non lavora e truffa lo Stato fingendosi disabile, gente che si crede il più cool, gente che ammazza per follia, gelosia, per un parcheggio, perché è ubriaca o strafatta, gente che si ubriaca solo per farsi vedere, che compra per farsi vedere, che non paga i debiti e fa fallire le aziende e suicidare operai e imprenditori, banche, gente dello show business, ragazzini che crescono pensando di essere già grandi..basta, basta.

BASTA!

Tutti sanno che tutto questo è sbagliato, e allora perché nessuno si corregge? C’è anche una morale cattolica, porco di quel gelato al pistacchio, ma che seguano almeno quella!

 

Sono stanco.

Voglio uscire di casa e vedere la gente che sorride, guardarla negli occhi e sapere subito che è onesta, che ha una sua profondità d’animo e che è in grado di essere altruista.

Lo so, è un’utopia, ma non ne sono convinto.

(Mi è uscito malissimo ma mi dovevo sfogare, almeno spero di tornare a scrivere decentemente)

Buon primo Maggio!

Non so come iniziare. Ho iniziato. Ok. Parliamo di primo Maggio con annessi e connessi.

Perché si festeggia se non c’è lavoro? Non lo so, forse perché alcuni lavori ci sono. Ad esempio so che nessuno vuole più fare il panettiere e in quel settore pagano veramente bene. Bisogna solo lavorare la notte, ma è un “sacrificio” che farei volentieri se dovessi averne bisogno. Questo è un esempio, ma chissà quanti lavori sottovalutati ci sono! Comunque, sta di fatto che dicono che non ci sia lavoro, soprattutto per i giovani. Scherzi a parte, è vero che ci sono grosse difficoltà per l’assunzione giovanile, e credo che si potrebbe risolvere il problema incentivando le aziende che assumono giovani. Ma non voglio parlare di questo.

Voglio parlare di ben tre, e dico tre, situazioni che mi è capitato di vedere e di chiedermi “ma le vedo solo io, o la gente fa finta di niente? O sono tutti convinti che queste cose non siano reali?” Non lo so, mi sento un po’ solo…

UNO: oggi grande concerto a Roma per la festa dei lavoratori, in cui i sindacati si sono altamente sbattuti le palle con un secco “no” alle richieste di comune-provincia-regione per pagare parte delle spese. Vuoi il tuo concertino e pretendi di non pagare? Siamo proprio in Italia, e mi meraviglio che le persone non dicano niente (a parte un paio di minuti di servizio dei telegiornali), ma io sono veramente indignato verso questa prima presa in giro.

DUE: sempre oggi molti negozianti hanno deciso di stare aperti. Scelta che condivido in pieno, primo perché siamo in una situazione di crisi e vedere gente che vuole lavorare fa sempre piacere, secondo perché ognuno è libero di aprire il suo negozio quando vuole e terzo perché per i dipendenti c’è un sostanziale aumento di stipendio. Il problema è che a Milano, mi pare, dei sindacati (non so bene quali, ma non ho voluto sforzarmi di interessarmi) e ovviamente i centri sociali (che non ancora ben capito cosa vogliono loro dalla vita, e nemmeno loro mi sa) hanno un po’ protestato contro queste aperture perché non rispettavano il significato della giornata. Chissà quanti di loro rispetteranno il significato del Natale…

TRE: scioperi. Scioperi su scioperi. E cosa succede? Che le aziende, già in crisi perché lo Stato e i privati non pagano i debiti, le banche non fanno i prestiti, si ritrovano pure senza dipendenti perché sono a scioperare. Inoltre i giorni di sciopero non sono retribuiti, quindi succede che questi poveri presi in giro si ritrovano anche le buste paga più leggere. Ora, al di là del danno che creano alle aziende e alle imprese, non sarebbe il caso che i sindacati mettano mano al loro portafogli per pagare questi giorni ai dipendenti e agli operai loro tesserati?

Già, si parla tanto di quanto la politica si sia ingrassata, ma nessuno guarda mai a cosa si cela dietro un sindacalista, di cui Luca Bizzarri a Camera Café ne faceva una parodia a dir poco eccellente, nonostante sia una persona di sinistra. E forse i lavoratori hanno bisogno di persone che li guidino davvero e non che li utilizzino per i loro scopi come un bravissimo burattinaio, così bravo che sembra che le marionette si muovano da sole. Spero di far riflettere qualcuno che non ha mai pensato a queste cose, spero.

Buon primo Maggio!

La porta di Socrate

Partiamo con una citazione: “una vita non compresa, senza ricerca, è una vita non degna di essere vissuta da un essere umano”. E’ il celeberrimo Socrate, le cui parole, attraversando i secoli, raggiungo anche quest’angolino di internet. Senza contare che è un po’ la mia filosofia di vita.

La domanda che mi è sempre ronzata intorno, che ho quasi paura anche a fare agli altri, perché avrei come paura di offendere il prossimo, è tu conosci la tua vita? Il tuo essere? Il mondo che ti circonda?

E’ un po’ come attraversare la porta che si è sempre fissata e scoprire un mondo assurdo, che supera anche le proprie credenze, che sorprende e che spaventa. Lo vedi negli occhi delle persone se l’hanno attraversata o meno, lo vedi nei loro gesti, nel modo in cui affrontano i problemi e le esperienze. Mi sento inquieto, un po’ spaventato, deluso e un po’ malinconico quando cammino per la città, sono in treno o sulla metropolitana, circondato da tante persone e mi chiedo se loro hanno varcato la soglia, cercando di capirlo dai loro dettagli, uno sguardo, un gesto, perché vedo che pochi, davvero pochi sono dall’altra parte. O magari lo penso solo io e tutto questo è sbagliato, forse tante persone hanno seguito il bianconiglio Socrate nella sua tana. Lo spero. Lo spero veramente, perché penso che se io non fossi così come sono, se fossi un superficiale, uno che pensa sempre alle donne, a divertirsi, a fare soldi, ai problemi del lavoro penso che mi suiciderei. Certo ancora sono “giovane” nel senso che non ho sulle spalle una famiglia da mantenere e come far arrivare tutti a fine mese. Sono perfettamente consapevole che lo stress che inducono questi problemi tolgono tempo al “filosofeggiare inutile”, però penso che invece molti di loro quando avevano la mia età magari questi pensieri li hanno fatti.

Forse è proprio questa l’età per farli, perché poi si è troppo presi da altro e prima si è ancora troppo acerbi. Forse poi il mondo stufa, forse poi si crede di sapere tutto. Non lo so, ancora non ci sono arrivato. Con quello che ho letto e ho studiato però io so che alcune correnti di pensiero me le porterò sempre dentro, soprattutto due, di poeti e scrittori tra i più famosi d’Italia: Pascoli e D’Annunzio. La visione del mondo con gli occhi di un bambino e la passione per l’estetismo e la bellezza del mondo. Senza contare tantissimi altri che mi hanno indicato la chiave per aprire la porta.

Insomma, voglio solo continuare a cercare di comprendere più cose possibili di me e del mondo finché non tiro le cuoia, per il semplice gusto, non tanto di dare un senso al mondo o alla mia vita, ma semplicemente perché non vivo in altri mondi, e sarebbe uno spreco non farlo.

Dare tempo al tempo

Il tempo non esiste.

Proprio così, qualche fisico riderà sicuramente di questa affermazioni e mi citerà migliaia di teorie secondo cui il tempo esiste, proprio come una normalissima persona sarebbe in grado di dirmi  che il tempo esiste e se non esistesse non invecchieremo mai. Ma è proprio così, il tempo, come siamo abituati a concepirlo, non esiste. D’accordo, lascio uno spiraglio alla fisica e lo lascio esistere come variabile matematica utile anche a passare i miei esami (anche se una volta avevo una mezza idea di scrivere “è irrisolvibile perché il tempo non esiste”, ma non credo che la professoressa in questione, già simpatica di suo, l’avrebbe apprezzato).

Quindi, dicevo, il tempo come lo conosciamo assolutamente non esiste. Non c’è uno scorrere del tempo, le ore, i minuti, gli anni, i secondi, non esistono, sono, ed è una delle più grandi invenzioni dell’umanità per riuscire a definire come cambiano le cose. Lo so, può stupire questo mio discorso, ma il fatto è che in realtà le cose mutano e basta, senza che ci sia un tempo a determinarle. Immaginiamo sempre un universo senza esseri umani. Ci sarebbe il “tempo”? Chi lo stabilirebbe? Dove sarebbe questo tempo? Ma ecco che l’universo muta, si espande, le galassie si scontrano, le stelle nascono e muoiono, e nel nostro piccolo pianeta, vediamo tantissime cose cambiare anche molto velocemente, partendo dall’alternanza del giorno e della notte. Ecco io credo proprio che siano state queste cose a farci creare il concetto di tempo. Chiedo ancora un altro grandissimo sforzo all’immaginazione. Un deserto, senza vento, senza nuvole, senza Sole, solo una landa piatta marrone sotto i piedi e un cielo azzurro e uniforma sopra la testa (chissà quanti scrittori hanno immaginato scenari del genere), ma ecco in questo ambiente non ci accorgeremmo mai del “tempo che scorre” e in effetti il tempo non scorre, perché non cambia niente, non muta nulla, non c’è assolutamente il minimo divenire nel mondo.

E poi ecco! Una scintilla! Quell’attimo diventa così una sorta di unità di misura, “quante scintille sono passate?”. Così ci accorgiamo allora davvero che non esiste, che le cose mutano anche senza di noi, ma che se non ci fosse questo mutamento allora non esisterebbe nemmeno quello che noi siamo in grado di definire come “vita”. Certo è un ottimo artificio che scandisce il divenire, anche perché come si stabilirebbe il momento per cui incontrarsi? Anche se secondo il mio discorso non ci si incontra a nessuna ora in realtà, però rimane comunque la migliore invenzione del genere umano.

Tutto è in continuo divenire, diceva un filosofo di cui mi sfugge il nome, ma aveva veramente ragione!

La moda creativa

Strano che io voglia scrivere qualcosa ma non sappia mai cosa! Ci sono così tante cose di cui parlare, come anche tante cose da vedere. Perché, diciamolo, alle volte bisogna proprio cambiare aria. Ma per noi poveracci che non ci siamo ancora messi a coltivare l’albero dei soldi (o semplicemente ci piace spenderli per altre cose) non viaggiamo fisicamente, ma mentalmente. Libri, serie tv, film, videogiochi… Ci sono infiniti mondi da esplorare partoriti da altre menti. Non si posso toccare se non con i tentacoli del pensiero. Ma è bello anche creare con la propria mente e vederlo lì poi, il tuo prodotto che ti sorride del tuo stesso sorriso mentre lo rileggi o lo riguardi. Mi immagino come sarebbe scrivere qualcosa e poi vederlo interpretato da persone reali, o giocato, o letto per sapere la gente come se lo immagina.

Però non ho la costanza di scrivere. Ci ho provato, ma poi arrivo a un punto che mi viene il blocco. Anche perché nonostante spazi fra i generi li butto troppo sul realismo, quel genere di realismo. Dettagli, ma il punto sta che non sono costante perché mi annoio. Anche se ho provato a scrivere un racconto breve (per chi è interessato lo trova fra i miei primi post) che onestamente lo vedo come ben riuscito.

Quindi in qualunque modo si viaggia. Spero lo facciano tutti, altrimenti dov’è il gusto di avere un cervello se si comprime la creatività in un angolino? Come si possono vedere i colori del mondo quando si chiudono gli occhi? E’ un po’ come il non avere paura di essere se stessi. Perché la creatività di esce fuori con tutta la sua potenza. Non ce la fa a stare in un guscio solo, deve far vedere che c’è. Magari senza cose strane, solo che, ad esempio, ci si veste senza seguire troppo le mode, si hanno atteggiamenti sempre un po’ fuori moda… Sembra quasi che la moda, nonostante sia nata dalla creatività, uccida un po’ quella del singolo individuo. D’accordo che piace, altrimenti non avrebbe successo, anche se alcune volte a vedere certi obbrobri mi sembra solo imposta, ma ogni tanto, anzi spesso, mi capita di incontrare dei cloni. Mi chiedo allora se questi cloni riescano ad avere anche un loro pensiero, una loro consapevolezza che non sia di moda, se possano raggiungere una sorta di loro identità. Si vedranno bellissimi e bellissime certo, ormai l’apparire e il far vedere sono due valori molto radicati, però preferisco sempre alzarmi la mattina e guardarmi di sfuggita allo specchio per non spaventarmi e avere comunque una mia personalità, un mio modo di vedere le cose, un mio modo di conciarmi per uscire. Ci tengo alla mia identità e ognuno dovrebbe tenere alla propria, senza avere paura di non far parte di una categoria. Spiegare questo concetto è però come parlare contro un muro. L’egocentrismo andante fa credere a tutti di essere unico e speciale e di non appartenere a nulla. Anzi, forse anche io appartengo a qualche categoria, a qualche moda, ma spero di no, perché come la mia creatività è mutevole anche il mio io lo è. Del resto tutto è in continuo divenire, mentre solo chi non cambia mai muore.

Attualità

Voglio parlare di attualità, perché ho visto che molti dei blog più letti parlano sempre di attualità e ci voglio provare anche io! Poi ne parlano con un tono così distaccato, ma sagace, come se scoccassero una freccia di acume e intellettualità che c’entra il bersaglio della verità proprio perché è così che stanno le cose. Poi in questo periodo penso sia molto facile parlarne, anche perché tra Monti che sta antipatico a tutti, la corruzione del partiti, la crisi, le banche, il caro benzina, il maltempo, le tette di qualche soubrette, insomma ce ne sono di cose di cui poter parlare! Quindi vorrei scegliere anche io un bell’argomento su cui sparare a zero per far vedere che ne so anche io, invece che continuare a scrivere di un caos ignorante e abbastanza metafisico che non dice certo come dovrebbe il governo farci arrivare alla fine del mese. Proverò per punti magari a parlare un po’ di tutto e forse anche di niente, che alla fine preferisco parlare di niente e lasciare che chi legga pensi quello che vuole.

  • Monti: poveretto, io lo odio e lo amo a giorni alterni, anche per inquinare di meno. Però dite e pensate quello che volete ma io preferisco mille volte questo governo tecnico a qualunque altro governo ci sia mai stato in Italia. Inoltre si avvicina molto di più alla mia visione di governo oligarchico illuminato platoniano di quanto io possa mai sperare. Ricordo a tutti però che se ora ci ritroviamo in questa situazione è grazie ad almeno 40 anni di malapolitica da ogni dove-come-quando. Però se la mia vista non m’inganna dovrei iniziare a scorgere una lucina della grandezza di un Planck in fondo al tunnel.
  • Che le banche non paghino l’imu è uno dei motivi per cui odio Monti. Quindi chiunque volesse mi dia pure i suoi soldi, io li tengo, li faccio fruttare e li posso prestare ad altre aziende. Non pagherò l’imu ma farò girare l’economia. Quanto alla Chiesa non paga l’imu sempre grazie a Mussolini e non capisco come i cattolici possano ancora denigrarlo a dittatore assassino.
  • Le aziende falliscono. Eppure la grande e saggia Unione Europea aveva dato soldi alle banche proprio per poi prestarli alle aziende. Ma dove sono finiti allora? Provate ad andare alla vostra banca di fiducia (ahahahah fiducia!) e chiedere se per caso non è che con quei soldi hanno comprato i titoli di stato ufficialmente per far abbassare lo spread, o provarci, e ufficiosamente per far quattrini. Vi diranno di si. O comunque è la risposta che han dato a me.
  • Altro tema scottante è la Lega. Ma la Lega è finita, storia passata.
  • Inoltre Bersani ha detto una cosa del tipo “dopo il governo tecnico torneremo a pugnalarci”. Bene, vedo che ti sta molto a cuore il tuo Paese che ti mantiene e che stai imparando molto da questa situazione.
  • Il fatto che ora saltino fuori tutti questi evasori fiscali e tutti questi partiti che rubano dalle proprie casse, e quindi dallo Stato, è proprio grazie al governo tecnico del caro Monti. Non essendoci nessun partito al potere che copre queste cose, ma anzi essendoci al potere un vampiro, ecco che queste cose spuntano come funghi dopo una giornata di pioggia. Ma sarà dagli anni ’60 almeno che ci stiam facendo prendere per i fondelli così.
  • Perché i partiti rubano in questo modo? E’ semplice, ce ne sono troppi e non hanno ricambio generazionale. Cosa vuol dire? Che dovrebbero esserci DUE partiti (sogno di Berlusconi e di Veltroni che gli Italiani soliti furbacchioni si sono lasciati rubare) e che quando uno di questi partiti non vince si mandano a casa le figure di spicco perché evidentemente non erano valide. Quindi si ha un bel ricambio generazionale, non come succede qui che stanno nei partiti per anni e secoli e millenni e poi è ovvio e nell’ordine naturale delle cose che ci sia una corruzione dilagante.
  • Per quanto riguarda il caro benzina io più che a questo mi rivolgerei alle case automobilistiche che dovrebbero smetterla da ora di produrre veicoli a benzina, ma sfornarne di elettrici o quant’altro. Ogni volta mi sento dire “ma hanno fatto il patto con le aziende petrolifere” e io rispondo così “ma è un gatto che si morde la coda! Perché in questo modo loro comunque non vendono nulla!” E poi la gente compra quello che c’è sul mercato, se togli tutta l’eroina la gente smette di bucarsi. O si mette a coltivare papaveri. Ma voglio vederli a coltivare una macchina!
  • Poi c’è Beppe Grillo con la sua bavetta alla bocca che si vede già seduto in parlamento pronto a diventare uno di quei partiti che lui sta così tanto denigrando. Ma lui non sarebbe mai sceso in politica e per evitare di fondere qualche mia rotella con questi controsensi non ne parlerò più.
  • Alla luce di tutto questo provo nostalgia nel bunga-bunga e nelle gnocche che si portava in casa Berlusconi. Che poi fosse anche vero alla fine le pagava con i suoi soldi, cosa che personalmente non me ne fregava nulla. Che poi dico, mica le obbligava, alla fine erano pure ben contente di prendere quei soldoni. Se fosse vero, cosa che non so e che lascerò a quei giudici ormai tristi che il loro processo ormai prende solo 10 secondi di notizia nei telegiornali, nonostante tutti i soldi statali che hanno speso per metterlo alle corde.
  • Che poi si da sempre la colpa ai politici, ma la colpa è di tutti gli italiani che si credono il popolo dei furbi. Che trovano subito l’inghippo per aggirare leggi che fan già ridere di per sé. Dai i politici mica vengono da Marte! Immaginate se ci fossero altre persone, non i nomi che ci sono adesso, ma immaginate voi e i vostri vicini di casa in parlamento. Davvero vi sareste comportati diversamente e non avreste mandato in crisi il Paese? Io ci rifletterei ben bene prima di puntare il dito contro i vari ladri della politica.
  • Serve quindi una rivoluzione mentale, non per le strade, ma per le menti della gente. Non serve dire altro.
  • Inoltre proporrei che i sindacati pagassero le giornate di sciopero ai lavoratori. Perché questi poveretti strumentalizzati perdono soldi a continuare a fare scioperi per i comodi dei loro sindacalisti che hanno la Mercedes che li segue in fondo al corteo, e già è dura per loro arrivare a fine mese.
  • Ah poi c’è la TAV. E se quelli che manifestano contro la TAV seguono davvero quello che dicono i loro capi sono messi proprio bene, e mi fanno sorridere quando li vedo, perché sono veramente presi per il culo ma ai livelli proprio che è talmente palese che non se ne accorgono neppure. Cito due frasi particolarmente belle che sono da incorniciare “c’è l’amianto e la valle è ventosa e quindi è peggio” e “perché non la fanno in veneto allora?” Rispondo: prima di tutto c’è una relazione geologica e geotecnica che se dice che non si può costruire non si può e se in quelle si dice che non c’è amianto allora non c’è, se poi la valle è ventosa è meglio, perché l’eventuale amianto viene disperso via. Inoltra se arriva dalla Francia COME CAVOLO FA AD ARRIVARE IN VENETO SENZA PASSARE DA LI’???? Queste sono le persone ai vertici del movimento No TAV. A me vien da ridere.

Basta allora, ho parlato di attualità. Questa non è la verità, ma è solo quello che vedo e sento io. Se poi ci sono altre persone che condividono le mie osservazioni allora potrebbero non essere tutte scemenze, altrimenti ripartirò da capo a rianalizzare la situazione Italiana.

Pioggia, Io, Caos e Vuoto

http://www.youtube.com/watch?v=ya-_SYDHU2Q&list=FLLAkVEET5P22Y9lhQpeeRFw&index=3&feature=plpp_video

Ascolto un po’ di musica, come quella che ho linkato, a quest’ora che non ho ancora voglia di andare a dormire. Oggi, anzi ieri ormai, è stato un grande giorno. All’apparenza non è successo niente, mi sono svegliato, colazione, studiacchiato si e no, pranzo, ancora studiacchiare no e si, telefilm in streaming, sentito amici e amiche, solite cose. Ma pioveva oggi. Oh come ha piovuto! E come ha tuonato! Mi mancavano talmente tanto i tuoni! Rombano che sento la natura vibrarmi nel petto, come se mi confermasse che lei c’è e che io ci sono. Con la pioggia che scroscia e che sento che mi scroscia nel cuore. Non è triste, la pioggia per me non lo è. Anzi, lava via. La pioggia è rinascita. Ci sono frasi stupide sulla pioggia come una che dice, non ricordo bene, qualcosa sul piangere con la pioggia le lacrime si perdono nelle gocce, una cazzata simile. Così strausata che non mi è rimasta nemmeno in testa. Ma le uniche lacrime che sento quando piove sono quelle di gioia, e mi scatta quella malinconia della nuova partenza, dopo che l’acqua ha lavato via tutto lo sporco. Allora sono contento, ma se mi guardo intorno vedo tanti volti che mi sorridono e allora non posso fare a meno di essere felice.

Felice, finalmente. E da solo. Tranquillamente felice da single. Il non plus ultra. Mi chiedo allora come facevo e come fanno quelle persone che ricercano la propria felicità solamente con qualcuno da amare con cui stare. Che poi, mi sembra quasi di essere un po’ stronzo a dire quello che sto per dire, si sto proprio dicendo che secondo me le coppie i cui componenti non riescono ad essere felici da soli sono deboli, perché composte da persone deboli. Non dico che non durano. Anzi per quanto mi riguarda possono durare pure tutta la vita, ma semplicemente che sono deboli. Questo cosa c’entra con me e la mia ritrovata felicità? Un cazzo. Ops, nulla volevo dire! Perdono. Perché bene o male son sempre stato un tipo un po’ solitario, quindi o ero felice o mi tagliavo le vene, ma è stato l’ultimo periodo della mia vita a destabilizzarmi parecchio. Dicevo poi comunque si è ora di voltare pagina, e l’ho voltata. Però è difficile anche tornare a scrivere. E alla fine ho capito. Onestamente mica da solo. Cioè si, l’ho capito da solo, ma la strada l’hanno tracciata i miei amici. Si sembra una cosa da adolescenti, ma gli amici sono amici, cosa ci posso fare io? E quindi a furia di risate, cazzate, incazzature, viaggi, sopportazioni, pianti ho capito che è inutile continuare a voltare pagina ancora. Ora serve solo prendere dei fogli, rilegarli con ago e filo, trovare una bella copertina e scrivere un nuovo libro. Cosa mi riserverà il futuro non m’interessa, e non m’interessa se domani, cioè oggi, avrò il morale basso (ne dubito comunque), perché almeno una cosa me la porto dietro: vivo giorno per giorno, alla cavolo, ma vivo giorno per giorno, circondandomi di persone interessanti e che mi incuriosiscono.

E’ uscito un post veramente personale, anche se ho cercato di non scendere troppo nel merito delle mie vicende, ma avevo paura che mi sarei dimenticato di questa giornata, così volevo ricordarla. Del resto non avevo fatto questo blog per scrivere cose mie, non essendo abituato a farlo su internet, o per lo meno avendone perso l’abitudine. Ma sentendomi un po’ come il cappellaio matto (mannaggia a Carrol che mi ha influenzato col suo libro) avrei voglia di fare tante digressioni verso il nulla, ma che nulla non è, perché anche i fisici hanno appurato che il nulla non esiste. C’è sempre qualcosa, piccole fluttuazioni quantiche di pensieri che vorticano fra gli spazi intergalattici dei miei neuroni, che si creano e si annichilano in energia che di nuovo si ricrea in materia. Materia, energia, pensieri, tutto frutto della realtà che s’intreccia con l’immaginazione, di cui sono anche in grado di dire tutto e niente se penso al fatto che quello che gli uomini cercano non è l’ente di quello che non riescono a vedere o intuire, ma semplicemente la superficie dell’essere in sé e per sé, senza altre alterazioni di sorta, esterne o interne della mente, come se colpendo l’oggetto col pensiero lo modificassimo in un maledetto principio di indeterminazioni. Insomma una singola realtà non c’è, mille mondi delle meraviglie in cui mi piacerebbe prendere il te, in cui entro qualche volta, ma raramente riesco ad incontrare la regina di cuori senza il rischio di vedere la mia testa tagliata di netto per non aver dipinto tutte le rose bianche di rosso. Ah, maledette stelle che siete così lontane e che è così difficile raggiungervi se non sdraiandomi sull’erba dopo una decina di Martini, e allora si che si che riesco a raggiungere qui mondi. Che abbia sbagliato epoca in cui nascere è una domanda che mi perseguiterà fino alla morte e forse fino un giorno in più, perché chi l’ha deciso che un’epoca è quella giusta per nascere? Non c’è nessuno, come quando si parla di destino, come se qualcuno l’avesse già scritto, ma soprattutto come se a qualcuno importasse di scriverlo. “Dio non gioca a dadi” disse Einstein, “Non dire a Dio quello che deve fare” replicò Bohr, frase meno celebre ma che frega qualunque tentativo di togliere il caos. A mio parere nessuno gioca a niente e nessuno dice niente. Ma è un mio parere. L’universo mi piace così, senza nessuno che abbia stabilito nulla, mi piace perché è frutto del caos, come il caos dei pensieri miei, della gente, il caos che morirà di morte entropica, quando tutto sarà zero.

Sembra quasi un discorso vuoto, ma il vuoto non esiste.

Two is meglio che one

Voglio scrivere qualcosa ma non so di cosa. Però in testa avrei due argomenti che mi frullano da qualche giorno. Cià, vediamo di riuscire a buttar giù qualcosa.

Il primo argomento, la prima idea, verte sul libro che sto leggendo in questi giorni. Premetto che ultimamente mi sto dando ai classici della letteratura dell’Ottocento, perché onestamente il 98% degli scrittori moderni mi sembrano fin troppo superficiali e scontati. E’ certo una mia opinione, ma quei libri che ho studiato al liceo, soprattutto in inglese, ora mi stanno dando molto di più rispetto al “che palle devo studiarli che poi m’interroga”. Li divoro. E quello che sto leggendo è Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson. Tema centrale è ovviamente il rapporto dualistico dell’io e della parte oscura delle persone che il dottore non riesce ad accettare e lo porta al suicidio. Col suo libro Stevenson vuole dirci che non dobbiamo negare o combattere le nostre oscurità, ma che dobbiamo comprenderle e trasformarle in un punto di forza. E il bello di tutto ciò è che io queste cose le ho pensate e ci sono arrivato già da almeno un 5-6 anni. Affronto prima una questione, perché ho due punti in agenda che mi sono comparsi, che scomodità ogni volta che succede, sempre in poche parole. Il fatto di avere una parte oscura e di comprenderla e non negarla, detto brevemente, mi ha portato a capire che in realtà non esiste questa parte oscura, nel senso che non è un’altra cosa al di fuori dell’io, ma è solo una sfumatura dell’io, come se le due cose tornassero in una, come se la personalità non fosse bianca e nera, ma grigia con tutte le sue sfumature. E’ un percorso lungo e a volte doloroso accettarsi perché può succedere anche che invece che comprendere queste sfumature ci si faccia assorbire da esse. Però se non ci si indaga, se non si scende dentro se stessi, si continuiamo pure a dire che se non si scende nella propria oscurità, allora, non saprei come dirlo, perché la domanda si concluderebbe con un “come ci si evolve?”, ma sarebbe una connotazione quasi di superiorità rispetto agli altri, quindi lascio a chi legge di finire la frase. L’altro punto è che è meraviglioso come alcune persone lontane nello spazio e/o nel tempo siano in grado di giungere alle stesse opinioni, alle stesse idee, magari seguendo anche diversi percorsi. E’ solo un’osservazione, non credo ci sia altro da aggiungere, tranne che questo dovrebbe farci capire le potenzialità della mente.

Il secondo argomento potrebbe essere riassunto in una frase che mi è saltata in mente qualche giorno fa: gli uomini d’oggi sono delle prime donne con la minchia. Scusate l’eufemismo, ma era anche un momento in cui ero particolarmente istintivo. Potrei fermarmi qui, ma non posso fermare la mia domanda. Cosa sta succedendo? Perché gli uomini hanno questa sorta di insicurezza che li porta ad avere una eccessiva sicurezza (d’apparenza?) come se fossero gli uomini migliori del mondo perché loro sanno come trattare le donne, perché hanno avute tante (ma che si diva per 3 il numero, cit.), perché..boh, sono stufo di scrivere le cazzate a cui pensano. Personalmente a questi “uomini” posso dire una cosa ed è “No, non sapete trattare con le donne“. Non bisogna certo essere degli zerbini e di fare tutto quello che dicono e di accorrere e di dire sempre si, ma nemmeno di comportarsi come degli emeriti stronzi, cani che o fanno apposta a non capire o si divertono così (mi rifiuto di pensare che non abbiano la consapevolezza di quello che stanno facendo). Questi “uomini” mi fanno stancare, incazzare, stupire e chi più ne ha più ne metta perché allora io mi sento diverso, mi sento come se non appartenessi a questa epoca, perché se questi sono gli uomini d’oggi allora io sono stato teletrasportato da qualche altra epoca. E spero di non essere il solo, anzi, onestamente so di non essere il solo. Ma noi “bravi ragazzi”, luogo comune o no, siamo spesso soli e ci dicono e ci diciamo “dovremmo fare più gli stronzi“. Ma è stancante farlo, perché è stancante per me far piangere una donna. E’ molto meno stancante farla sorridere e, onestamente, sono fermamente convinto che sia uno dei migliori risultati che io possa ricevere con le mie azioni.

Con questo non che tutte le donne siano sante, anzi alcune si meriterebbero proprio quelli di cui sto sparlando, ma è un altro discorso e non mi va di affrontarlo ora. Poi è un po’ più banale di questo.