La porta di Socrate

Partiamo con una citazione: “una vita non compresa, senza ricerca, è una vita non degna di essere vissuta da un essere umano”. E’ il celeberrimo Socrate, le cui parole, attraversando i secoli, raggiungo anche quest’angolino di internet. Senza contare che è un po’ la mia filosofia di vita.

La domanda che mi è sempre ronzata intorno, che ho quasi paura anche a fare agli altri, perché avrei come paura di offendere il prossimo, è tu conosci la tua vita? Il tuo essere? Il mondo che ti circonda?

E’ un po’ come attraversare la porta che si è sempre fissata e scoprire un mondo assurdo, che supera anche le proprie credenze, che sorprende e che spaventa. Lo vedi negli occhi delle persone se l’hanno attraversata o meno, lo vedi nei loro gesti, nel modo in cui affrontano i problemi e le esperienze. Mi sento inquieto, un po’ spaventato, deluso e un po’ malinconico quando cammino per la città, sono in treno o sulla metropolitana, circondato da tante persone e mi chiedo se loro hanno varcato la soglia, cercando di capirlo dai loro dettagli, uno sguardo, un gesto, perché vedo che pochi, davvero pochi sono dall’altra parte. O magari lo penso solo io e tutto questo è sbagliato, forse tante persone hanno seguito il bianconiglio Socrate nella sua tana. Lo spero. Lo spero veramente, perché penso che se io non fossi così come sono, se fossi un superficiale, uno che pensa sempre alle donne, a divertirsi, a fare soldi, ai problemi del lavoro penso che mi suiciderei. Certo ancora sono “giovane” nel senso che non ho sulle spalle una famiglia da mantenere e come far arrivare tutti a fine mese. Sono perfettamente consapevole che lo stress che inducono questi problemi tolgono tempo al “filosofeggiare inutile”, però penso che invece molti di loro quando avevano la mia età magari questi pensieri li hanno fatti.

Forse è proprio questa l’età per farli, perché poi si è troppo presi da altro e prima si è ancora troppo acerbi. Forse poi il mondo stufa, forse poi si crede di sapere tutto. Non lo so, ancora non ci sono arrivato. Con quello che ho letto e ho studiato però io so che alcune correnti di pensiero me le porterò sempre dentro, soprattutto due, di poeti e scrittori tra i più famosi d’Italia: Pascoli e D’Annunzio. La visione del mondo con gli occhi di un bambino e la passione per l’estetismo e la bellezza del mondo. Senza contare tantissimi altri che mi hanno indicato la chiave per aprire la porta.

Insomma, voglio solo continuare a cercare di comprendere più cose possibili di me e del mondo finché non tiro le cuoia, per il semplice gusto, non tanto di dare un senso al mondo o alla mia vita, ma semplicemente perché non vivo in altri mondi, e sarebbe uno spreco non farlo.

Dare tempo al tempo

Il tempo non esiste.

Proprio così, qualche fisico riderà sicuramente di questa affermazioni e mi citerà migliaia di teorie secondo cui il tempo esiste, proprio come una normalissima persona sarebbe in grado di dirmi  che il tempo esiste e se non esistesse non invecchieremo mai. Ma è proprio così, il tempo, come siamo abituati a concepirlo, non esiste. D’accordo, lascio uno spiraglio alla fisica e lo lascio esistere come variabile matematica utile anche a passare i miei esami (anche se una volta avevo una mezza idea di scrivere “è irrisolvibile perché il tempo non esiste”, ma non credo che la professoressa in questione, già simpatica di suo, l’avrebbe apprezzato).

Quindi, dicevo, il tempo come lo conosciamo assolutamente non esiste. Non c’è uno scorrere del tempo, le ore, i minuti, gli anni, i secondi, non esistono, sono, ed è una delle più grandi invenzioni dell’umanità per riuscire a definire come cambiano le cose. Lo so, può stupire questo mio discorso, ma il fatto è che in realtà le cose mutano e basta, senza che ci sia un tempo a determinarle. Immaginiamo sempre un universo senza esseri umani. Ci sarebbe il “tempo”? Chi lo stabilirebbe? Dove sarebbe questo tempo? Ma ecco che l’universo muta, si espande, le galassie si scontrano, le stelle nascono e muoiono, e nel nostro piccolo pianeta, vediamo tantissime cose cambiare anche molto velocemente, partendo dall’alternanza del giorno e della notte. Ecco io credo proprio che siano state queste cose a farci creare il concetto di tempo. Chiedo ancora un altro grandissimo sforzo all’immaginazione. Un deserto, senza vento, senza nuvole, senza Sole, solo una landa piatta marrone sotto i piedi e un cielo azzurro e uniforma sopra la testa (chissà quanti scrittori hanno immaginato scenari del genere), ma ecco in questo ambiente non ci accorgeremmo mai del “tempo che scorre” e in effetti il tempo non scorre, perché non cambia niente, non muta nulla, non c’è assolutamente il minimo divenire nel mondo.

E poi ecco! Una scintilla! Quell’attimo diventa così una sorta di unità di misura, “quante scintille sono passate?”. Così ci accorgiamo allora davvero che non esiste, che le cose mutano anche senza di noi, ma che se non ci fosse questo mutamento allora non esisterebbe nemmeno quello che noi siamo in grado di definire come “vita”. Certo è un ottimo artificio che scandisce il divenire, anche perché come si stabilirebbe il momento per cui incontrarsi? Anche se secondo il mio discorso non ci si incontra a nessuna ora in realtà, però rimane comunque la migliore invenzione del genere umano.

Tutto è in continuo divenire, diceva un filosofo di cui mi sfugge il nome, ma aveva veramente ragione!

La moda creativa

Strano che io voglia scrivere qualcosa ma non sappia mai cosa! Ci sono così tante cose di cui parlare, come anche tante cose da vedere. Perché, diciamolo, alle volte bisogna proprio cambiare aria. Ma per noi poveracci che non ci siamo ancora messi a coltivare l’albero dei soldi (o semplicemente ci piace spenderli per altre cose) non viaggiamo fisicamente, ma mentalmente. Libri, serie tv, film, videogiochi… Ci sono infiniti mondi da esplorare partoriti da altre menti. Non si posso toccare se non con i tentacoli del pensiero. Ma è bello anche creare con la propria mente e vederlo lì poi, il tuo prodotto che ti sorride del tuo stesso sorriso mentre lo rileggi o lo riguardi. Mi immagino come sarebbe scrivere qualcosa e poi vederlo interpretato da persone reali, o giocato, o letto per sapere la gente come se lo immagina.

Però non ho la costanza di scrivere. Ci ho provato, ma poi arrivo a un punto che mi viene il blocco. Anche perché nonostante spazi fra i generi li butto troppo sul realismo, quel genere di realismo. Dettagli, ma il punto sta che non sono costante perché mi annoio. Anche se ho provato a scrivere un racconto breve (per chi è interessato lo trova fra i miei primi post) che onestamente lo vedo come ben riuscito.

Quindi in qualunque modo si viaggia. Spero lo facciano tutti, altrimenti dov’è il gusto di avere un cervello se si comprime la creatività in un angolino? Come si possono vedere i colori del mondo quando si chiudono gli occhi? E’ un po’ come il non avere paura di essere se stessi. Perché la creatività di esce fuori con tutta la sua potenza. Non ce la fa a stare in un guscio solo, deve far vedere che c’è. Magari senza cose strane, solo che, ad esempio, ci si veste senza seguire troppo le mode, si hanno atteggiamenti sempre un po’ fuori moda… Sembra quasi che la moda, nonostante sia nata dalla creatività, uccida un po’ quella del singolo individuo. D’accordo che piace, altrimenti non avrebbe successo, anche se alcune volte a vedere certi obbrobri mi sembra solo imposta, ma ogni tanto, anzi spesso, mi capita di incontrare dei cloni. Mi chiedo allora se questi cloni riescano ad avere anche un loro pensiero, una loro consapevolezza che non sia di moda, se possano raggiungere una sorta di loro identità. Si vedranno bellissimi e bellissime certo, ormai l’apparire e il far vedere sono due valori molto radicati, però preferisco sempre alzarmi la mattina e guardarmi di sfuggita allo specchio per non spaventarmi e avere comunque una mia personalità, un mio modo di vedere le cose, un mio modo di conciarmi per uscire. Ci tengo alla mia identità e ognuno dovrebbe tenere alla propria, senza avere paura di non far parte di una categoria. Spiegare questo concetto è però come parlare contro un muro. L’egocentrismo andante fa credere a tutti di essere unico e speciale e di non appartenere a nulla. Anzi, forse anche io appartengo a qualche categoria, a qualche moda, ma spero di no, perché come la mia creatività è mutevole anche il mio io lo è. Del resto tutto è in continuo divenire, mentre solo chi non cambia mai muore.

Attualità

Voglio parlare di attualità, perché ho visto che molti dei blog più letti parlano sempre di attualità e ci voglio provare anche io! Poi ne parlano con un tono così distaccato, ma sagace, come se scoccassero una freccia di acume e intellettualità che c’entra il bersaglio della verità proprio perché è così che stanno le cose. Poi in questo periodo penso sia molto facile parlarne, anche perché tra Monti che sta antipatico a tutti, la corruzione del partiti, la crisi, le banche, il caro benzina, il maltempo, le tette di qualche soubrette, insomma ce ne sono di cose di cui poter parlare! Quindi vorrei scegliere anche io un bell’argomento su cui sparare a zero per far vedere che ne so anche io, invece che continuare a scrivere di un caos ignorante e abbastanza metafisico che non dice certo come dovrebbe il governo farci arrivare alla fine del mese. Proverò per punti magari a parlare un po’ di tutto e forse anche di niente, che alla fine preferisco parlare di niente e lasciare che chi legga pensi quello che vuole.

  • Monti: poveretto, io lo odio e lo amo a giorni alterni, anche per inquinare di meno. Però dite e pensate quello che volete ma io preferisco mille volte questo governo tecnico a qualunque altro governo ci sia mai stato in Italia. Inoltre si avvicina molto di più alla mia visione di governo oligarchico illuminato platoniano di quanto io possa mai sperare. Ricordo a tutti però che se ora ci ritroviamo in questa situazione è grazie ad almeno 40 anni di malapolitica da ogni dove-come-quando. Però se la mia vista non m’inganna dovrei iniziare a scorgere una lucina della grandezza di un Planck in fondo al tunnel.
  • Che le banche non paghino l’imu è uno dei motivi per cui odio Monti. Quindi chiunque volesse mi dia pure i suoi soldi, io li tengo, li faccio fruttare e li posso prestare ad altre aziende. Non pagherò l’imu ma farò girare l’economia. Quanto alla Chiesa non paga l’imu sempre grazie a Mussolini e non capisco come i cattolici possano ancora denigrarlo a dittatore assassino.
  • Le aziende falliscono. Eppure la grande e saggia Unione Europea aveva dato soldi alle banche proprio per poi prestarli alle aziende. Ma dove sono finiti allora? Provate ad andare alla vostra banca di fiducia (ahahahah fiducia!) e chiedere se per caso non è che con quei soldi hanno comprato i titoli di stato ufficialmente per far abbassare lo spread, o provarci, e ufficiosamente per far quattrini. Vi diranno di si. O comunque è la risposta che han dato a me.
  • Altro tema scottante è la Lega. Ma la Lega è finita, storia passata.
  • Inoltre Bersani ha detto una cosa del tipo “dopo il governo tecnico torneremo a pugnalarci”. Bene, vedo che ti sta molto a cuore il tuo Paese che ti mantiene e che stai imparando molto da questa situazione.
  • Il fatto che ora saltino fuori tutti questi evasori fiscali e tutti questi partiti che rubano dalle proprie casse, e quindi dallo Stato, è proprio grazie al governo tecnico del caro Monti. Non essendoci nessun partito al potere che copre queste cose, ma anzi essendoci al potere un vampiro, ecco che queste cose spuntano come funghi dopo una giornata di pioggia. Ma sarà dagli anni ’60 almeno che ci stiam facendo prendere per i fondelli così.
  • Perché i partiti rubano in questo modo? E’ semplice, ce ne sono troppi e non hanno ricambio generazionale. Cosa vuol dire? Che dovrebbero esserci DUE partiti (sogno di Berlusconi e di Veltroni che gli Italiani soliti furbacchioni si sono lasciati rubare) e che quando uno di questi partiti non vince si mandano a casa le figure di spicco perché evidentemente non erano valide. Quindi si ha un bel ricambio generazionale, non come succede qui che stanno nei partiti per anni e secoli e millenni e poi è ovvio e nell’ordine naturale delle cose che ci sia una corruzione dilagante.
  • Per quanto riguarda il caro benzina io più che a questo mi rivolgerei alle case automobilistiche che dovrebbero smetterla da ora di produrre veicoli a benzina, ma sfornarne di elettrici o quant’altro. Ogni volta mi sento dire “ma hanno fatto il patto con le aziende petrolifere” e io rispondo così “ma è un gatto che si morde la coda! Perché in questo modo loro comunque non vendono nulla!” E poi la gente compra quello che c’è sul mercato, se togli tutta l’eroina la gente smette di bucarsi. O si mette a coltivare papaveri. Ma voglio vederli a coltivare una macchina!
  • Poi c’è Beppe Grillo con la sua bavetta alla bocca che si vede già seduto in parlamento pronto a diventare uno di quei partiti che lui sta così tanto denigrando. Ma lui non sarebbe mai sceso in politica e per evitare di fondere qualche mia rotella con questi controsensi non ne parlerò più.
  • Alla luce di tutto questo provo nostalgia nel bunga-bunga e nelle gnocche che si portava in casa Berlusconi. Che poi fosse anche vero alla fine le pagava con i suoi soldi, cosa che personalmente non me ne fregava nulla. Che poi dico, mica le obbligava, alla fine erano pure ben contente di prendere quei soldoni. Se fosse vero, cosa che non so e che lascerò a quei giudici ormai tristi che il loro processo ormai prende solo 10 secondi di notizia nei telegiornali, nonostante tutti i soldi statali che hanno speso per metterlo alle corde.
  • Che poi si da sempre la colpa ai politici, ma la colpa è di tutti gli italiani che si credono il popolo dei furbi. Che trovano subito l’inghippo per aggirare leggi che fan già ridere di per sé. Dai i politici mica vengono da Marte! Immaginate se ci fossero altre persone, non i nomi che ci sono adesso, ma immaginate voi e i vostri vicini di casa in parlamento. Davvero vi sareste comportati diversamente e non avreste mandato in crisi il Paese? Io ci rifletterei ben bene prima di puntare il dito contro i vari ladri della politica.
  • Serve quindi una rivoluzione mentale, non per le strade, ma per le menti della gente. Non serve dire altro.
  • Inoltre proporrei che i sindacati pagassero le giornate di sciopero ai lavoratori. Perché questi poveretti strumentalizzati perdono soldi a continuare a fare scioperi per i comodi dei loro sindacalisti che hanno la Mercedes che li segue in fondo al corteo, e già è dura per loro arrivare a fine mese.
  • Ah poi c’è la TAV. E se quelli che manifestano contro la TAV seguono davvero quello che dicono i loro capi sono messi proprio bene, e mi fanno sorridere quando li vedo, perché sono veramente presi per il culo ma ai livelli proprio che è talmente palese che non se ne accorgono neppure. Cito due frasi particolarmente belle che sono da incorniciare “c’è l’amianto e la valle è ventosa e quindi è peggio” e “perché non la fanno in veneto allora?” Rispondo: prima di tutto c’è una relazione geologica e geotecnica che se dice che non si può costruire non si può e se in quelle si dice che non c’è amianto allora non c’è, se poi la valle è ventosa è meglio, perché l’eventuale amianto viene disperso via. Inoltra se arriva dalla Francia COME CAVOLO FA AD ARRIVARE IN VENETO SENZA PASSARE DA LI’???? Queste sono le persone ai vertici del movimento No TAV. A me vien da ridere.

Basta allora, ho parlato di attualità. Questa non è la verità, ma è solo quello che vedo e sento io. Se poi ci sono altre persone che condividono le mie osservazioni allora potrebbero non essere tutte scemenze, altrimenti ripartirò da capo a rianalizzare la situazione Italiana.

Pioggia, Io, Caos e Vuoto

http://www.youtube.com/watch?v=ya-_SYDHU2Q&list=FLLAkVEET5P22Y9lhQpeeRFw&index=3&feature=plpp_video

Ascolto un po’ di musica, come quella che ho linkato, a quest’ora che non ho ancora voglia di andare a dormire. Oggi, anzi ieri ormai, è stato un grande giorno. All’apparenza non è successo niente, mi sono svegliato, colazione, studiacchiato si e no, pranzo, ancora studiacchiare no e si, telefilm in streaming, sentito amici e amiche, solite cose. Ma pioveva oggi. Oh come ha piovuto! E come ha tuonato! Mi mancavano talmente tanto i tuoni! Rombano che sento la natura vibrarmi nel petto, come se mi confermasse che lei c’è e che io ci sono. Con la pioggia che scroscia e che sento che mi scroscia nel cuore. Non è triste, la pioggia per me non lo è. Anzi, lava via. La pioggia è rinascita. Ci sono frasi stupide sulla pioggia come una che dice, non ricordo bene, qualcosa sul piangere con la pioggia le lacrime si perdono nelle gocce, una cazzata simile. Così strausata che non mi è rimasta nemmeno in testa. Ma le uniche lacrime che sento quando piove sono quelle di gioia, e mi scatta quella malinconia della nuova partenza, dopo che l’acqua ha lavato via tutto lo sporco. Allora sono contento, ma se mi guardo intorno vedo tanti volti che mi sorridono e allora non posso fare a meno di essere felice.

Felice, finalmente. E da solo. Tranquillamente felice da single. Il non plus ultra. Mi chiedo allora come facevo e come fanno quelle persone che ricercano la propria felicità solamente con qualcuno da amare con cui stare. Che poi, mi sembra quasi di essere un po’ stronzo a dire quello che sto per dire, si sto proprio dicendo che secondo me le coppie i cui componenti non riescono ad essere felici da soli sono deboli, perché composte da persone deboli. Non dico che non durano. Anzi per quanto mi riguarda possono durare pure tutta la vita, ma semplicemente che sono deboli. Questo cosa c’entra con me e la mia ritrovata felicità? Un cazzo. Ops, nulla volevo dire! Perdono. Perché bene o male son sempre stato un tipo un po’ solitario, quindi o ero felice o mi tagliavo le vene, ma è stato l’ultimo periodo della mia vita a destabilizzarmi parecchio. Dicevo poi comunque si è ora di voltare pagina, e l’ho voltata. Però è difficile anche tornare a scrivere. E alla fine ho capito. Onestamente mica da solo. Cioè si, l’ho capito da solo, ma la strada l’hanno tracciata i miei amici. Si sembra una cosa da adolescenti, ma gli amici sono amici, cosa ci posso fare io? E quindi a furia di risate, cazzate, incazzature, viaggi, sopportazioni, pianti ho capito che è inutile continuare a voltare pagina ancora. Ora serve solo prendere dei fogli, rilegarli con ago e filo, trovare una bella copertina e scrivere un nuovo libro. Cosa mi riserverà il futuro non m’interessa, e non m’interessa se domani, cioè oggi, avrò il morale basso (ne dubito comunque), perché almeno una cosa me la porto dietro: vivo giorno per giorno, alla cavolo, ma vivo giorno per giorno, circondandomi di persone interessanti e che mi incuriosiscono.

E’ uscito un post veramente personale, anche se ho cercato di non scendere troppo nel merito delle mie vicende, ma avevo paura che mi sarei dimenticato di questa giornata, così volevo ricordarla. Del resto non avevo fatto questo blog per scrivere cose mie, non essendo abituato a farlo su internet, o per lo meno avendone perso l’abitudine. Ma sentendomi un po’ come il cappellaio matto (mannaggia a Carrol che mi ha influenzato col suo libro) avrei voglia di fare tante digressioni verso il nulla, ma che nulla non è, perché anche i fisici hanno appurato che il nulla non esiste. C’è sempre qualcosa, piccole fluttuazioni quantiche di pensieri che vorticano fra gli spazi intergalattici dei miei neuroni, che si creano e si annichilano in energia che di nuovo si ricrea in materia. Materia, energia, pensieri, tutto frutto della realtà che s’intreccia con l’immaginazione, di cui sono anche in grado di dire tutto e niente se penso al fatto che quello che gli uomini cercano non è l’ente di quello che non riescono a vedere o intuire, ma semplicemente la superficie dell’essere in sé e per sé, senza altre alterazioni di sorta, esterne o interne della mente, come se colpendo l’oggetto col pensiero lo modificassimo in un maledetto principio di indeterminazioni. Insomma una singola realtà non c’è, mille mondi delle meraviglie in cui mi piacerebbe prendere il te, in cui entro qualche volta, ma raramente riesco ad incontrare la regina di cuori senza il rischio di vedere la mia testa tagliata di netto per non aver dipinto tutte le rose bianche di rosso. Ah, maledette stelle che siete così lontane e che è così difficile raggiungervi se non sdraiandomi sull’erba dopo una decina di Martini, e allora si che si che riesco a raggiungere qui mondi. Che abbia sbagliato epoca in cui nascere è una domanda che mi perseguiterà fino alla morte e forse fino un giorno in più, perché chi l’ha deciso che un’epoca è quella giusta per nascere? Non c’è nessuno, come quando si parla di destino, come se qualcuno l’avesse già scritto, ma soprattutto come se a qualcuno importasse di scriverlo. “Dio non gioca a dadi” disse Einstein, “Non dire a Dio quello che deve fare” replicò Bohr, frase meno celebre ma che frega qualunque tentativo di togliere il caos. A mio parere nessuno gioca a niente e nessuno dice niente. Ma è un mio parere. L’universo mi piace così, senza nessuno che abbia stabilito nulla, mi piace perché è frutto del caos, come il caos dei pensieri miei, della gente, il caos che morirà di morte entropica, quando tutto sarà zero.

Sembra quasi un discorso vuoto, ma il vuoto non esiste.

Two is meglio che one

Voglio scrivere qualcosa ma non so di cosa. Però in testa avrei due argomenti che mi frullano da qualche giorno. Cià, vediamo di riuscire a buttar giù qualcosa.

Il primo argomento, la prima idea, verte sul libro che sto leggendo in questi giorni. Premetto che ultimamente mi sto dando ai classici della letteratura dell’Ottocento, perché onestamente il 98% degli scrittori moderni mi sembrano fin troppo superficiali e scontati. E’ certo una mia opinione, ma quei libri che ho studiato al liceo, soprattutto in inglese, ora mi stanno dando molto di più rispetto al “che palle devo studiarli che poi m’interroga”. Li divoro. E quello che sto leggendo è Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson. Tema centrale è ovviamente il rapporto dualistico dell’io e della parte oscura delle persone che il dottore non riesce ad accettare e lo porta al suicidio. Col suo libro Stevenson vuole dirci che non dobbiamo negare o combattere le nostre oscurità, ma che dobbiamo comprenderle e trasformarle in un punto di forza. E il bello di tutto ciò è che io queste cose le ho pensate e ci sono arrivato già da almeno un 5-6 anni. Affronto prima una questione, perché ho due punti in agenda che mi sono comparsi, che scomodità ogni volta che succede, sempre in poche parole. Il fatto di avere una parte oscura e di comprenderla e non negarla, detto brevemente, mi ha portato a capire che in realtà non esiste questa parte oscura, nel senso che non è un’altra cosa al di fuori dell’io, ma è solo una sfumatura dell’io, come se le due cose tornassero in una, come se la personalità non fosse bianca e nera, ma grigia con tutte le sue sfumature. E’ un percorso lungo e a volte doloroso accettarsi perché può succedere anche che invece che comprendere queste sfumature ci si faccia assorbire da esse. Però se non ci si indaga, se non si scende dentro se stessi, si continuiamo pure a dire che se non si scende nella propria oscurità, allora, non saprei come dirlo, perché la domanda si concluderebbe con un “come ci si evolve?”, ma sarebbe una connotazione quasi di superiorità rispetto agli altri, quindi lascio a chi legge di finire la frase. L’altro punto è che è meraviglioso come alcune persone lontane nello spazio e/o nel tempo siano in grado di giungere alle stesse opinioni, alle stesse idee, magari seguendo anche diversi percorsi. E’ solo un’osservazione, non credo ci sia altro da aggiungere, tranne che questo dovrebbe farci capire le potenzialità della mente.

Il secondo argomento potrebbe essere riassunto in una frase che mi è saltata in mente qualche giorno fa: gli uomini d’oggi sono delle prime donne con la minchia. Scusate l’eufemismo, ma era anche un momento in cui ero particolarmente istintivo. Potrei fermarmi qui, ma non posso fermare la mia domanda. Cosa sta succedendo? Perché gli uomini hanno questa sorta di insicurezza che li porta ad avere una eccessiva sicurezza (d’apparenza?) come se fossero gli uomini migliori del mondo perché loro sanno come trattare le donne, perché hanno avute tante (ma che si diva per 3 il numero, cit.), perché..boh, sono stufo di scrivere le cazzate a cui pensano. Personalmente a questi “uomini” posso dire una cosa ed è “No, non sapete trattare con le donne“. Non bisogna certo essere degli zerbini e di fare tutto quello che dicono e di accorrere e di dire sempre si, ma nemmeno di comportarsi come degli emeriti stronzi, cani che o fanno apposta a non capire o si divertono così (mi rifiuto di pensare che non abbiano la consapevolezza di quello che stanno facendo). Questi “uomini” mi fanno stancare, incazzare, stupire e chi più ne ha più ne metta perché allora io mi sento diverso, mi sento come se non appartenessi a questa epoca, perché se questi sono gli uomini d’oggi allora io sono stato teletrasportato da qualche altra epoca. E spero di non essere il solo, anzi, onestamente so di non essere il solo. Ma noi “bravi ragazzi”, luogo comune o no, siamo spesso soli e ci dicono e ci diciamo “dovremmo fare più gli stronzi“. Ma è stancante farlo, perché è stancante per me far piangere una donna. E’ molto meno stancante farla sorridere e, onestamente, sono fermamente convinto che sia uno dei migliori risultati che io possa ricevere con le mie azioni.

Con questo non che tutte le donne siano sante, anzi alcune si meriterebbero proprio quelli di cui sto sparlando, ma è un altro discorso e non mi va di affrontarlo ora. Poi è un po’ più banale di questo.

Guerra e Pace

Sono piccole cose, a cui non si da nemmeno il minimo peso perché sembrano ordinarie, ma sono le piccole cose ad essere la base dei grandi eventi. Per capire come funzionano le stelle bisogna scendere nei processi sub-atomici della fusione nucleare, ad esempio, o più banalmente per far star su un muro servono i mattoni. O ancora più banalmente, anche se le cose più banali del mondo non so ancora come siano di così difficile comprensione ai più, l’amore che si basa sulle piccole cose, i gesti quotidiani, senza questi le grandi dimostrazioni da film crollano il giorno dopo e servono solo per essere rinfacciate. “Ah io ti ho fatto così, mentre tu non fai mai nulla”. Si…credici.

Ma il punto del discorso è: la Guerra. Questa macchina gigantesca mangia vite, orribile demone che gronda sangue da quello più innocente a quello più malvagio, che viene messa in moto quando uno stato si vuole impossessare dei beni di un altro, quando si crede che una religione sia meglio dell’altra (ci starebbe una risata di gusto), o peggio quando una “razza” si crede sia superiore ad un’altra (qui invece c’è da piangere). Si invoca quindi la pace con manifestazioni, ci sono grandissime persone che riescono a portarla fermando quegli enormi ingranaggi della macchina con le loro stesse mani, e devo inchinarmi, ci sono organizzazioni che aiutano le popolazioni colpite. Però spesso le stesse nazioni che promuovono la pace sono anche portatrici di guerra. Perché, perché mi chiedo io, e ancora perché non riusciamo ad andare così d’accordo su larga scala? Eppure non siamo così diversi, anzi, siamo fin troppo uguali certe volte. E ci si massacra.

Quindi, sono sceso di parecchi livelli della scala e sono andato a vedere nel piccolo.

Non dico di aver trovato l’origine della Guerra così, ma ho il vago e certo sospetto che se tra vicini di casa si andasse sempre d’accordo molto probabilmente saremmo anche in grado di andare d’accordo con le nazioni culturalmente differenti dalla nostra. Si ok, forse sono corso un po’ troppo, ma come si può pretendere di portare la pace nel mondo quando non c’è pace fra vicini di casa. E personalmente l’ho un po’ vissuta anche io questa guerra perché tra chi ha il cane, chi la domenica mattina si mette con l’idropulitrice a lavare la macchina svegliandomi dopo tre ore di sonno a ritmo di canzoni napoletane o giù di lì. No dai, diciamo che l’ho rischiata, perché comunque sono consapevole di questa cosa e o sopporto o comunque ne parlo civilmente. Però poi sento e leggo notizie di vicini che si scannano per un posto auto, per la pulizia delle scale, per dei vasi di fiori.. e se va bene finiscono in tribunale, se va male uno in carcere e l’altro all’obitorio.

Quindi se qualcuno riuscisse a portare la pace fra vicini di casa dovrebbe vincere il premio “Nobel per la pace ultima e definitiva”. Ma siamo sempre troppi per far capire questi semplici concetti a tutti. Son così banali che forse proprio per questo la gente li conferma a parole, ma li ignora completamente coi fatti.

Ho espresso e detto poco, ma dietro queste parole ce ne sono altre e forse anche altro ancora là dietro che mi devo alzare sulle punte per scorgerle un po’ ecco forse vedo qualcosa. Però c’è un fortissimo concetto, che senza queste parole romperebbe lo schermo, e sarebbe un buono spunto su cui tutti riflettessero. Ah ma a chi importa di queste cazzate?

Viaggi (non mentali)

Appena tornato e già ho voglia di ripartire. Per dove? Magari tornare a Stoccolma. Ah si, città fantastica e che non se ne trovano di simili. Un po’ perché c’è “poca densità abitativa” e ogni tanto sembra una città fantasma, un po’ perché il cielo è blu ed è strano vedere quel blu in una città, e un po’ perché non so, è semplicemente diversa.

E poi volare. Sembrerà poco poetico, ma l’ingegno umano che ci ha portato al volo per me ha molta poesia. Poter vedere da sopra le nuvole, quasi a poterle toccare, quasi a poterle sentire sulle dita, e tutto questo grazie alla tecnologia, mi fa venir voglia di comprarmi una di quelle tute alari e volare senza nessuna fusoliera di metallo a proteggermi. Sempre comunque grazie all’ingegno dell’uomo. Altrimenti sarebbe semplicemente una poco simpatica caduta libera da 10.000 metri di quota in cui avrei scarse possibilità di uscirne vivo.

Essere in una città completamente sconosciuta, parlare tutto il tempo un’altra lingua e girarla completamente a caso, perdendosi sembra più una cosa da libro che una semplice vacanzina. Però è normale. O almeno per me e chiunque venga con me, anche se alla fine scopro che ho un gran senso dell’orientamento e dopo il primo giorno non mi perdo più. Cosa strana essendo uno sempre distratto. Poi si fanno le foto, per fissare quei posti e quei ricordi ad essi legati e per non farli andare via. Che senso avrebbe un viaggio se poi non ci si ricorda di quello che si ha fatto?

Inoltre mi dicevano “fa bene farsi un bel viaggetto”. E’ vero. Anzi verissimo, ma i soldi scarseggiano e quanto ho dovuto aspettare per farlo? Col solo risultato di farmelo apprezzare ancora di più, e dici poco. Però mi piace viaggiare, ma, come tutte le cose, credo che viaggiare troppo sminuisca il concetto stesso di viaggio. Forse non viaggerei spesso nemmeno avendo i soldi per farlo, ma sceglierei accuratamente la meta in lunghe valutazioni e solo quando sarei sicuro al 100% allora comprerei il biglietto. Anche se chissà, potrei anche buttarmi in un viaggio all’ultimo in una meta a caso. Ma il concetto inteso è che non vorrei mai che diventasse un’abitudine. Odio l’abitudine. E lei odia me, non riuscendo mai ad andare d’accordo. Forse qualche volta sarebbe ideale trovarsi, non dico simpatici, ma almeno concordi su qualche argomento, giusto salutarsi con un cenno, ecco.

Perciò credo sia sufficiente tutto quello che ho detto, anche se sono ancora stanco per il viaggio. Un post un po’ personale, fa niente. Non è importante.

Caos a caso (che tra l’altro una è l’anagramma dell’altra e viceversa)

Non so bene ancora quello che scriverò in questo post, ma quello che verrà verrà. E non mi viene in mente niente. No, ci sarebbero tante cose, ma sarebbe un’arlecchinata, quasi il gioco dell’associazione di parole: casa – cucina – pentola – risotto – risaia – acqua – pesce – squalo – bastardo – ecc… Che poi, potrei anche farlo, perché chi ha stabilito questa regola che io debba scrivere di una cosa sola alla volta, partendo da un inizio, argomentando bene il discorso e poi dando una conclusione? Per quanto stimi il mio ex professore di italiano del liceo (con cui mi sono sempre scontrato fino in quinta, già, da quell’anno ho avuto una sorta di rivelazione letteraria, dato che prima ero incapace a scrivere), uno impara a scrivere in un certo modo per avere bei voti, col problema che poi questo modo gli resta. E poi mi capita di leggere libri di scrittori contemporanei tutti fatti allo stesso modo per i soldi, blog (si, proprio qui) scritti tutti allo stesso modo, perché fa figo questo stile di scrittura? Ricorda Fabio Volo e quindi leggere Fabio Volo fa di te una persona intellettualmente progredita? Non lo so, non l’ho mai letto, quindi sto anche dicendo delle cose a caso, probabilmente non vere o verissime, non lo so chi me lo può dire? Nessuno. Come nessuno mi deve dire come devo scrivere, e quindi non dovrei nemmeno criticare come sto facendo chi vuole scrivere in un certo modo. Però forse non è che stia veramente criticando, ma in realtà mi sto semplicemente chiedendo se siano davvero consapevoli di scrivere così. Lo fanno apposta? Gli viene naturale? E’ un loro schema mentale quello di ordinare i pensieri in un certo modo? Che poi con la tecnologia ormai tutto è diventato molto più interessante. Già, ne sto usufruendo anche io per condividere questo mio pensiero con il popolo del web o con il vuoto cosmico a seconda di quante persone lo leggeranno (spero nessuno perché sta veramente diventando imbarazzante), e sembra che io ne stia facendo un discorso ipocrita, ma, c’è sempre un ma che salva la situazione, non è così. Perché io affermo che la tecnologia sia giusta, affermo però anche che vada usata correttamente. E’ vero che la tecnologia, specialmente internet che è uno dei suoi prodotti più importanti, è alla portata di tutti, ma non tutti ne sono portati. Prendiamo sempre un piccolo esempio che ci aiuta poi a capire l’insieme generale della questione (e la cosa va fatta contemporaneamente, ma credo che lo spiegherò meglio un’altra volta): youtube. Bello, un sito dove io posso caricare un video fatto da me o da altri che magari può dare le stesse emozioni, che ho provato io. E ci sono tanti video davvero belli che ti sorprendono anche, anzi spesso saltano fuori persone di talento che grazie al “tubo” fanno anche carriera. Però poi ci sono altri che raggiungono la fama solo per quanto siano stupidi. E com’è possibile che sia permesso a queste persone, di una imbecillità incrollabile, di intasare il web? (E di conseguenza anche i programmi televisivi) Io non volevo sapere nemmeno che esistessero, non avrei mai voluto sentirne parlare perché sono “file di memoria” che intasano anche il mio cervello. Una sorta di cancro che non è possibile curare. No, non sono nemmeno abbastanza cattivo. Mi metto in prima linea: non sono bravissimo a cantare e sono veramente scarso a giocare a basket, ma per quanto mi piaccia sentire le persone cantare o vedere una bella partita di basket non mi metterei mai in ridicolo davanti a milioni di persone!

Mi sento molto moralista. Cosa c’è di male ad esserlo in queste non lo so, però continuo a pensare che questa crisi finanziaria ed economica sia una sorta di effetto di quanti fondi abbiamo toccato. “Abbiamo”, non “hanno”, perché siamo tutti sulla stessa barca e proprio poche persone fanno veramente qualcosa. Anche se il fatto di scrivere solo queste cose un blog, parlarne anche coi miei amici, so benissimo che non cambierà mai il mondo e saranno parole buttate al vento, però non so bene cosa fare. Mi sento come un bambino messo nell’angolo quando i genitori litigano e piagnucola perché non sa come farli smettere, sensazione che ho conosciuto anche fin troppo bene… Comunque, non lo so. Che palle. Che palle che siamo sette miliardi e sarebbe dura discuterne con tutti (pensieri strani che è meglio non scrivere). Che poi è sempre un po’ come sparare sulla croce rossa, sono discorsi ovvi questi. E per l’ennesima volta: “ma se sono davvero così ovvi, perché non si risolvono?” Per egoismo, per pigrizia, perché se non lo fanno gli altri perché allora dovrei farlo io, per tutti i difetti che ora, non ho capito bene ancora come mai, vengono esaltati e portati all’eccesso, invece di essere corretti. Come nelle relazioni. Quante volte ho sentito dire (e dirmi) “io sono così, se ti piaccio bene sennò ci lasciamo“. Tralasciando che poi i difetti a cui viene rivolta l’affermazione vanno per la solita incoerenza corretti perché sennò “non mi capisci“, la risposta da dare sarebbe “sei un/a egoista di *insulto a piacere*, quella è la porta!” Perché in una relazione se non si arriva a qualche compromesso che comporta anche un addolcimento degli spigoli non si arriva da nessuna parte, tranne che alla porta appunto. (Parte porta, mi piace dirli nella stessa frase) E infatti le coppie si sfasciano anche dopo il matrimonio. Inutile commentare ancora.

Non voglio concludere, perché ci sarebbero molte altre cose che avevo in testa ma che mi sono uscite perché ho pranzato e allora mi sono uscite altre cose a caso e quindi di questo post non si capirà nulla ora giuro prendo fiato. Basta. Cos’ho detto in sostanza? Nulla. E, accidenti, ho concluso lo stesso.

(“Ma non si iniziano le frasi con “e”!” “Nemmeno, con “ma” se è per quello…”)

Ovvietà.

“Perché io sono figo, mi faccio le foto in discoteca col tavolo, lo spumante, le belle ragazze intorno che ridono alle mie cazzate. Ho il cash per divertirmi! (Grazie papi) Tutti vogliono sempre uscire con me perché mi sento un divo della tv!”

“Si ma siamo troppo pazze!!! Ahahah viva la vita, l’alcol, i ragazzi fighi! Siamo bellissime e come noi nessuno! Pero’ tutti i ragazzi dicono che sono una troia e sono degli stronzi con me…ma fa niente, io sono al centro dell’attenzione e sogno di andare in tv!”

“Io ho la macchina strafiga, vado in giro carico ragazze sempre diverse che dicono che sono simpaticissimo e sono uno che della vita ne sa! Se succedesse qualcosa alla mia macchina non so cosa farei…”

“Io ho la megavilla, il televisore senza spessore, mia moglie mi ama, dei figli che l’importante è che siano felici con tutti i soldi che gli do, i miei vicini mi invidiano e secondo me la mia segretaria ci prova…”

 

Potrei andare avanti con gli esempi e non venitemi a dire che non conoscete nessuno che rientri in una di queste categorie. Perché ormai è tutto un “farsi vedere, farsi notare”, come dice un mio caro amico, ed ha ragione. Ormai la società dei consumi è diventata una sorta di società dell’apparire e basta e i giovani d’oggi (miei coetanei e dintorni, ho 24 anni) sembrano quasi dei gusci vuoti con un sorriso ebete stampato in faccia a cui importa solo di essere alla moda, fare festa, avere relazioni e poi non saprei che altro. Non sto facendo di tutta l’erba un fascio, certo ho chiarissimi esempi invece di giovani e non che hanno un loro cervello. Però è deludente vedere quanto siano superficiali certe persone. E non credo minimamente al detto “non puoi cercare la profondità in una pozzanghera”, ma piuttosto credo che ci siano persone che vivono da pozzanghere non andando in fondo a loro stessi. Basta solo fermarsi a pensare un attimo, senza i bei link di frasi fatte più o meno attendibili che circolano per facebook, senza quelle canzoni che vomitano banalità. Ecco è proprio dalla musica di massa che si capisce quanto siamo entrati nell’era della superficialità. Quanta gente poi s’indebita per avere l’oggetto da sfoggiare e ora non riesce ad arrivare a fine mese? Poi evade le tasse, e se lo beccano sono solo degli stronzi. Ladro. Meriti di finire per strada in mutande. Si ok, mi sto infervorando un attimo, ma cosa ci posso fare se è l’epoca dell’incoerenza o della stupidità? Lo vedo solo io che tutto questo lampeggiare di comportamenti che ci propinano (vorrei sapere la fantomatica entità che ce li propina chi possa essere…oh, ma sono le stesse masse che fanno finta di lamentarsi!) è profondamente corrotto? Nemmeno il peccato, nemmeno i vizi, nemmeno la depravazione riescono ad essere così superficiali come, come, come cavolo in natura non c’è niente di comparabile! “Eh si, bisogna fare qualcosa, basta con sti programmi in televisione, ecc..” ma no, non voglio fare il moralista. Anzi preferisco vedere un bel corpo in televisione piuttosto che una noia mortale di un programma fatto dai partiti politici bravi solo a friggere l’aria (ogni riferimento a fatti, cose o persone è puramente casuale). Io semplicemente tendo ad escluderli dal mio campo visivo, chissà magari un giorno spariranno veramente. Come in un post precedente, la speranza c’è.

Ok, basta, ora mi calmo. Scusate lo sfogo