L’illusione di essere liberi

Non capisco veramente come sia così facile farsi prendere per il culo dall’attuale classe politica italiana (parlo solo dell’attuale perché ho speranze nel futuro). Senza star lì a dire che son dei ladri, che sono corrotti, che fanno i loro comodi perché sarebbe un po’ come sparare sulla croce rossa e soprattutto perché sono semplicemente persone come noi. E sottolineo il concetto che sono esseri umani, che chiunque al loro posto di quelli che si lamentano costantemente dei politici si comporterebbe quasi allo stesso modo. Infatti io non mi sto lamentando della classe politica perché è solamente uno specchio della società attuale. Vogliamo cambiarla? Bene, guardiamoci allo specchio e iniziamo a cambiare noi e ad insegnare giusti valori ai nostri figli. Cambiamo la nostra mentalità.

Fatta questa premessa entro nel discorso. Come dicevo, la mia non è una critica alla classe politica, ma alle persone, alla gente comune che si fa manovrare e si lamenta. Un esempio su tutti, quello che mi sta facendo incazzare altamente in questi giorni: sento i politici premere per una riforma delle legge elettorale ed è evidente che lo fanno solo perché pensano già alle prossime elezioni. Ma alla gente cosa cavolo gliene dovrebbe fregare della legge elettorale? La spacciano come un modo per migliorare la democrazia, ma vai a chiedere alla gente comune cos’è per loro la democrazia. A loro interessa arrivare a fine mese, ma comunque di fronte a queste cose, non alzano un dito. Però si infervorano e scendono in piazza se il nostro premier Monti sta cercando di salvare l’Italia (ok , sarà il metodo più vampiresco, ma non è un idiota e se siamo arrivati a fare queste cose un paio di domande dovremmo farcele). Ma scendete in piazza per manifestare contro i partiti politici che dovrebbero autosostenersi, manifestate contro le classi sociali chiuse che non rinunciano a niente per il loro proprio interesse (dalle corporazioni di lavori meno intellettuali fino a quelli più redditizi), manifestate per quello che vi dicono che non va bene. Però no dai, voi scendete solo in piazza quando fa comodo a loro, perché si vi stanno manovrando e voi credete di essere liberi.

Egocentrici

Credo che l’errore più grande alla base dell’ignoranza della maggior parte degli uomini, cioè della stragrande maggioranza, sia quello di continuare a porsi al centro dell’attenzione, a dispetto di quanto ha affermato la scienza, sbattendoci in faccia che siamo un infinitesimo dell’infinito.

Come se il fatto di esistere o meno cambiasse il colore del Sole!

Povero Dante!

In questa moderna e aperta società attuale, fatta anche di finti intellettuali, ci si ritrova davanti a persone che, evidentemente, non hanno di meglio da fare che sparare sentenze come nel far west e usare toni critici contro quello che pensano possa esserci di deplorevole e andrebbe censurato. Il problema è che “censurato”, “aperto” e “intellettuale” non sono termini che vanno molto d’accordo fra di loro e quindi ci ritroviamo ad ascoltare le loro incoerenti farneticazioni.

In realtà tutto parte da questo bell’articolo che ho trovato http://www.scuolazoo.com/post/dante-alighieri-e-razzista-via-la-divina-commedia-dalle-scuole

Ora, non voglio scoppiare a ridere, ma ci rendiamo conto di quello che c’è scritto? La più grande opera della letteratura italiana e rinascimentale, almeno per me, deve essere abolita dalle scuole per contenuti omofobici e razzisti. Quando è stata scritta nel 1300, e non dovrei nemmeno aggiungere altro. Anzi, non aggiungo proprio altro e lascio che l’ignoranza e la stupidità di queste persone si commenti da sola, con la speranza che la cosa cada nell’oblio più dimenticato e profondo.

E mi terrò ancora più stretta la mia copia grande, pesante e rilegata, con le illustrazioni di Gustave Doré (vedi immagine), divulgandola alla stregua di un pirata della letteratura!

ABOLIAMO LA FESTA DELLE DONNE

Dopo aver scoperto sta mattina che il mio titolo è stato parallelamente pensato per una sezione del programma mattutino della Rai (oppure ci spiano e ci rubano le idee), mi metto a srotolare il gomitolo dei miei pensieri su questa festa della donna.

Perché secondo me andrebbe abolita. Definitivamente. No, non sono un maschilista misogino ecc, ma per il semplice fatto che, come per san Valentino, non serve un giorno all’anno per ricordarci di quanto le donne siano speciali. Per lo meno io me lo ricordo tutto l’anno e mi comporto di conseguenza. Che poi sono minime cose, non richiedono neppure fatica. Ad esempio lasciar passare o sedere al posto nostro sul treno una donna, magari mettendoci pure un sorriso. Anche se di questi tempi credo che molte pensino poi che ce le vogliamo solo portare a letto, ma come dare torto? Se ormai ogni cosa che ci viene presentata è un amplificazione del proprio ego per poter fare colpo sul prossimo? Insomma servirebbe un po’ più di cavalleria, di cortesia ottocentesca insomma, quella idealizzata, quasi da romanzo. Del resto siamo in una società dove ci crediamo tutti intelligenti e furbi, quindi se davvero pensiamo di esserlo vediamo di dimostrarlo in questo modo. Mi sale l’astio poi quando vedo uomini che, forti della loro posizione, inducono le donne ad ottenere qualcosa solo in cambio di favori sessuali. Avrei un vocabolario di insulti, ma mi limito a dire che hanno dei problemi, non solo in testa, e consiglierei loro di fare una serie di sedute da uno psicologo, perché hanno un vero problema, oggettivamente parlando.

C’è poi proprio una cosa che non capisco. Il rifiuto di una donna alle attenzioni di un uomo e questo allora che continua lo stesso imperterrito a importunarla, diventando fastidioso e addirittura offensivo. Cosa che spesso vedo nei locali e nelle discoteche. Ma se è no è no, fatevene una ragione. Cosa ci vuole a cercarne un altra? E’ così importante rimorchiare per forza? Credo che sia dovuto al fatto che gli uomini e giovani maschi di oggi siano tremendamente insicuri di sé che hanno una paura enorme di rimanere da soli. Beh questo un po’ anche le donne e le ragazze onestamente. Ma non voglio divagare ora e spero di aver chiarito questo concetto.

Inoltre trovo ingiusto nel senso della festività che ormai venga festeggiata con donne e ragazze che diventano assatanate di fronte ad un aggregato di muscoli sudati che si dimena togliendosi i vestiti. Se un uomo va in uno strip-club è uno sfigato e si deve quasi nascondere, mentre le donne lo fanno in una festa internazionale. Non ha senso. Vogliamo proprio festeggiarla per ricordare le vittorie in campo sociale della donna macchiate anche di sangue andando a vedere uno spogliarellista? Se fossi donna lo troverei degradante nei miei confronti.

Sembrerebbe quasi che stessi dicendo che le donne sono e restano il sesso debole. Non è così, anzi sto affermando il contrario, che hanno le stesse parità dell’uomo, che sono forti come gli uomini (e in certi momenti anche di più), ma che nonostante questo bisogna considerarle come un fiore delicato, per la bellezza interiore ed esteriore che portano. Sarebbe superfluo ora parlare di violenze, stupri e stalking, perché basterebbe che tutti siano sempre gentili con loro, che questi problemi non esisterebbero quasi più (e onestamente mi fa sempre piangere parlarne). Vorrei solo che in ogni cultura, in ogni religione e in ogni testa di un uomo ci sia conficcata quest’idea. Ma dato che non posso farlo io di persona spero che chiunque legga queste mie parole, si faccia un esame di coscienza, oppure seguiti a comportarsi così bene ed insegni ad i propri figli a rispettare le donne, in modo anche da rispettare il mondo.

Sentirsi in colpa quando si da un calcio a un sassolino

Probabilmente è una riflessione inutile, ma tempo fa mi chiesi cosa fosse veramente la vita. Noi esseri umani, senzienti, intelligenti e accorti del mondo che ci circonda, consideriamo vita cosa? Non tiriamo in ballo i grandi scienziati, filosofi, scrittori, ma proviamo a riflettere con la nostra testolina di gente di media cultura. Che è quello che faccio io insomma (e poi infatti sono indietro con la laurea).

Dire che la vita è tutto ciò che riguarda la biosfera è come dire che l’acqua è bagnata. Bio, o bios, o qualcosa di simile in greco vuol dire vita, quindi escludiamo questo percorso inutile. Ciò che possiamo considerare come vivente sono le piante, gli animali e tutto il resto dell’elenco che ci hanno insegnato a scuola da bambini.

Adesso cambiamo completamente punto di vista e allontaniamoci dal pianeta fino a entrare dentro le stelle. Le stelle, per una volta, immaginiamole come delle fabbriche che creano atomi sempre più pesanti, cioè nuovi elementi, e li disperdono nel cosmo alla loro “morte”. Questi elementi, che noi vediamo come bellissime nebulose nelle immagini che Hubble ci regala, poi si addensano in grumi che secondo le più moderne teorie diventano poi nuove stelle e nuovi pianeti.

Quindi, da una parte abbiamo la materia “animata” degli esseri vivente, mentre dall’altra parte abbiamo quella “inanimata” di pianeti disabitati. Ma la vita può spuntare così dal nulla su un pianeta? Se siete fondamentalisti di qualche religione e credete a queste cose per voi la risposta è si. Per tutti gli altri è no, ci dev’essere una sorta di continuità tra le due cose. Guardiamo, allora, a quando o i fulmini hanno colpito una sorda di brodo primordiale (acqua ricca di elementi chimici) oppure questi elementi sono arrivati grazie a comete (panspermia), non è importante il come in questo discorso, l’importante è che c’erano sulla superficie terrestre questi elementi non vivi. Queste molecole sono state ricombinate e si sono ricombinate fino a formare la prime cellule, et voilà, vita fu. Ma usare il “si sono” è improprio in quanto i processi chimici che ci sono alla base avvengono solamente grazie alla forza elettromagnetica che unisce o separa le molecole a seconda degli atomi presenti, della loro disposizione e della carica elettrica.

Ma quindi la vita è solo una ricombinazione di quello che era inorganico in quello che era organico? Ebbene, si. Quel carbonio dentro quel diamante sarebbe potuto essere il carbonio dentro il vostro DNA. In sostanza il concetto di vita si trova solo dentro la nostra testa. Non esiste quello che si può definire vita. Anche la materia si trasforma in energia e viceversa, però non diciamo che l’energia è viva. Se potessimo scomporre e ricomporre strutture atomiche potremmo creare un essere umano da sacchi di elementi che ci compongono. Certo si tratta sempre di un mio punto di vista, in cui io applico il fatto che intorno a me vedo che spontaneamente si creano dei passaggi fra due situazioni e non succedono mai grandi rotture, a meno di rari casi devastanti, ma anche qui tutto poi riprende gradualmente. Ognuno poi la pensi come vuole, ma se il mio pensiero vi è piaciuto e l’avete apprezzato allora dovreste scegliere se considerare tutto come vita o non considerare più la vita. Umanamente preferisco la prima e mi sento un po’ in colpa anche quando calcio un sasso.

(Del resto se gli esseri umani non fossero mai esistiti chi avrebbe potuto dire cosa è vivo e cosa non lo è?)

Quella cosa chiamata giustizia

Si usa sempre il termine “malasanità”, ma meno quello di “malagiustizia“. Se da una parte abbiamo strutture ospedaliere che spesso e volentieri non garantiscono adeguate cure al paziente, portandolo in molti casi poi alla morte, dall’altra abbiamo, dal magistrato, al pubblico ministero fino all’avvocato difensore, gente che molto spesso lavora tanto per guadagnare, dimenticando forse la vocazione alla giustizia che ha accompagnato i suoi sogni di bambino.

Ma tralasciamo tutta la storia dei dottori in medicina incompetenti, raccomandati e chi più ne ha più ne metta, passando al tema in questione. “Eh ma tu ti basi solo su quello che vedi in televisione o leggi sui giornali perché non tutta la giustizia fa schifo”, leggetela tutta d’un fiato che rende l’idea magari. E di cosa dovrei parlare? Di quello che non giunge alle mie orecchie? Purtroppo quello che vedo e sento dire in giro. Sono perfettamente consapevole che non di tutta l’erba se ne fa un fascio, anzi la cosa mi rincuora anche un po’, che vuol dire che qualcuno con la passione per il proprio lavoro c’è ancora. Scusate l’alquanto stupida interruzione, ma ogni tanto tendo ad essere un po’ pignolo.

Ma perché questa malagiustizia così dilagante? Cosa spinge queste persone a fare male il proprio lavoro? Onestamente non trovo le risposte a tutti questi casi ma, al di là del fatto che si ha più passione per il guadagno che per la giustizia, secondo me ci sono dei motivi di fondo che possono essere interessanti da analizzare per cercare di capire il problema.

Il primo punto, che mi sta qui in gola e non scende, sono i periti. No, non intendo i morti (come disse una volta un mio “simpaticissimo” professore), ma le persone chiamate in causa dalle parti avverse che tra perizie e controperizie incasinano i processi in una maniera assurda, per la gioia di cara Barbara & co. (che siano loro a pagarli?). Ora, il povero magistrato di turno come fa a capirne qualcosa? A mio parere al primo appello già cerca di tirarla per le lunghe per poter scegliere una sentenza che magari vada bene anche un po’ all’opinione pubblica, scaricando poi tutta la questione alla corte d’appello che io mi chiedo come diavolo faccia a ribaltare ogni volta la sentenza di primo grado.

E qui c’è il punto due. Ammettiamo che il giudice in primo grado abbia effettivamente valutato la questione prendendo una decisione valida e assolvendo o condannando l’imputato a giusta misura, come può la corte d’appello ribaltare una sentenza? Allora sta implicitamente ammettendo che il suo collega è un mero idiota. Oppure l’idiota è lui. Già il secondo grado è, per i miei gusti, fin troppo utilizzato, ma dovrebbe comunque essere utilizzato dal momento che saltano fuori nuove prove a favore o contro l’imputato, oppure per evidenti errori giudiziari in primo grado. In ogni caso, a meno appunto di errori madornali appunto, non è possibile che una sentenza possa essere ribaltata. Lo so che vengono in mente recentissimi esempi, e quasi vien da piangere ai processi che dovranno aprirsi in questo periodo.

Al punto tre abbiamo la durata media dei processi. Che parlare di durata media sembra quasi che si intenda da un anno a una manciata di anni, invece NO. Tronchiamo subito le speranze dicendo che si va da un lustro a diverse decadi. Perché? Un po’ perché gli atti processuali sono scartoffie che si accumulano sotto altre scartoffie, un po’ perché, da quello che so, i processi si svolgono unicamente di mattina. E magari quella stessa mattina ne hanno cinque o sei. Quindi chissà quale attenzione il magistrato può dare a quel caso.

Abbiamo poi il punto quattro che riguarda la gravità delle pene, spesso contrastanti con il comune senso etico. Qua la questione si fa ambigua, perché i magistrati poi si appellano al “ma io ho solo applicato una legge esistente” che è certamente vero, ma forse non tutti sanno che le leggi non sono equazioni matematiche che osservandole si ha una sola interpretazione. Anzi una delle difficoltà nel fare il magistrato è che bisogna saperle interpretare nel migliore dei modi. La mia preoccupazione è che oltre a questo ci sia dietro la storia dell’affollamento delle carceri. Vorrei sottolineare un punto importante però, cioè che un carcere è un luogo dove scontare la propria pena per poi reintegrarsi nella società. Dante Alighieri, quando scrisse l’inferno, ha presentato i dannati in un modo che fa accapponare la pelle, spaventando gli uomini dell’epoca su ciò che li aspettava dopo una vita condotta fra i peccati. Ora, presentare le carceri come un luogo di pena (e da qui la parola penitenziario), secondo me potrebbe essere un buon deterrente. Si alle volte sono un po’ duro, ma sono stanco di sentire sempre quel tizio che non viene condannato adeguatamente e poi fuori torna a perpetrare i suoi crimini. Appellandosi poi alla giustizia divina si cerca di confortarsi nella speranza che qualcuno poi li punirà, ma, beh, diciamo solo che intanto viviamo qua e qua noi applichiamo la nostra giustizia. Poi cosa c’è dopo, è un altro discorso.

Si potrebbe continuare per ore e credo di averla fatta anche troppo lunga, ma vorrei concludere con due spunti di riflessione. Il primo riguarda il grande accanimento nei confronti di Silvio Berlusconi ad evitare che i suoi processi non vadano in prescrizione, mentre spesso e volentieri quelli contro i boss mafiosi vengono fatti decadere. E nessuno prende provvedimenti. Il secondo riguarda quel giovane che, recentemente, è stato freddato mentre era legato e cercava di difendere la sua ragazza. I due aguzzini sappiamo già tutti come saranno condannati, se li prenderanno, ma se le cose fossero andate diverse e quel ragazzo avesse avuto la possibilità di avere in mano una pistola? Ora sarebbe già in carcere per chissà quanti anni. Non parlo certo di farsi giustizia privata, però…

Probabilmente non avrò usato la corretta terminologia e qualcosa forse non sarà propriamente giusto, ma io sono solo un misero cittadino che cerca di capirci qualcosa. Se poi qualcuno è così gentile di confortarmi e darmi qualche speranza spiegandomi meglio la situazione, allora lo ringrazierò. Certo che tra ospedali e tribunali oggi è un colpo di fortuna uscirne.

Madre Terra

Tutto è partito con una domanda. Strano, tra l’altro. Ma perché gli esseri umani inquinano, devastano e non rispettano minimamente il proprio pianeta? Del resto ne hanno uno solo. Se io ho una cosa rara e preziosa allora la tratto meglio che posso e la conservo. Molti risponderebbero “per i soldi! I profitti!” o con un più banale “sono stupidi”. Ma queste sono solo conseguenze, almeno secondo me, di una mentalità ben più radicata nella nostra cultura moderna, che mette le sue radici ben più di un migliaio di anni fa. Non ho voglia di partire dall’inizio della storia, del resto la conosciamo già, ed è ridondante citare il povero omino di Neanderthal. Che riposi in pace. Quindi giungiamo all’epoca in cui le divinità dalla terra, si spostarono sui monti e infine nei cieli, dicendoci, attraverso le sacre scritture, che la terra su cui abitavamo era una sorta di schifezza, addirittura copiata da un mondo ideale, migliore, in cui poi saremmo tutti andati felicemente dopo la morte. E qui casca l’asino, perché da questo momento in poi gli esseri umani non hanno più guardato al loro mondo come si sarebbe dovuto e, grazie anche all’avvento di una tecnologia che richiede sempre più risorse, se ne sono fregati altamente di salvaguardarlo.

Ora penserete “ecco il solito blablaologo che parla di quanto la tecnologia è malvagia, però la sfrutta”, e io vi rispondo che vi sbagliate, non sono assolutissimamente contrario all’uso della tecnologia e al suo miglioramento. Io sono contrario al fatto che stiamo conciando questo pianeta a una pattumiera cosmica con la scusa della tecnologia! Se l’avessimo sfruttato meno e avremmo imparato a conviverci di più, ora magari saremmo un po’ più indietro tecnologicamente (e chi se ne sarebbe accorto?), ma sicuramente saremmo vissuti in un mondo migliore. Poi il resto sarebbe venuto da sé. Tanto per fare il puntiglioso, nel 2015 la richiesta delle terre rare, ormai componenti fondamentali per la maggior parte delle tecnologie, sarà tipo 4-5 volte maggiore della loro estrazione. E già alcuni settori del mercato iniziano a tremare.

In sostanza? Abbiamo SBAGLIATO, completamente sbagliato a considerare il pianeta. Non voglio dare la colpa alle religioni, perché sono un prodotto dell’uomo, ma non posso negare che concettualmente continuino a portare dentro di sé degli errori colossali. Se avessero detto che Dio viveva sulla terra, credo che le cose sarebbero andate un po’ diversamente. Solo che ormai io posso fare considerazioni con il senno del poi, essendo anche solo 1/7.000.000.000 del pensiero globale. Intanto continuo a ridere (amaramente) quando sento la gente che si lamenta di questo clima “pazzerello”.

L’incontro

Ho scritto questo racconto qualche mese fa, periodo in cui ero veramente intrippato per la fantascienza (come se già non mi piacesse), ispirandomi un po’ a film come Event Horizon (non ricordo il titolo italiano perché credo che quello originale sia migliaia di volte migliore), e alla fantascienza di Asimov, mio autore preferito, che è quella fantascienza non violenta, semplicemente perché tende ad essere realistica di fronte agli avvenimenti immaginati dall’autore. Spero che possa piacere, chiunque lo legga. Quindi, buona lettura! Si intitola L’incontro

La nave comparve improvvisamente in quel silenzio assoluto. Era lunga circa cento metri senza essere aerodinamica, inutile nel cosmo, novanta dei quali erano occupati dal potentissimo motore della nave che permetteva d’incurvare lo spazio a tal punto da unire due punti infinitamente distanti. Durante il volo ordinario era un motore a fusione nucleare, che sfruttava l’immenso potere di un piccolo Sole per far muovere la nave a seicento milioni di chilometri al giorno, facendola spostare molto rapidamente in un sistema solare, ma quando doveva utilizzare l’iperspazio, per viaggiare fra quelle immense distanze interstellari, incurvava lo spazio ordinario. Ecco che dei fortissimi campi energetici facevano collassare la stella artificiale, un anello di plasma con una temperatura di milioni di gradi, fino quasi ad avere un mini buco nero che, attraverso il suo orizzonte degli eventi e all’intensissima gravità prodottasi, permetteva alla nave di compiere il “balzo iperspaziale”. Una volta raggiunta la meta voluta, i campi sparivano e, come una molla, ritornava ad esserci la piccola stella. Il tutto in meno del battito di una palpebra.

L’iperspazio era come un miracolo che finalmente permetteva i viaggi interstellari, permettendo l’espansione di una civiltà ormai sull’orlo del collasso, che era riuscita a sopravvivere solo attingendo alle risorse del suo sistema solare, dopo aver già esaurito quelle del Pianeta. Ma per quanti secoli ancora si sarebbe potuta scrivere ancora la storia in questa direzione? Finalmente la scienza diede la soluzione, sviluppando la tecnologia che riusciva ad appropriarsi dell’iperspazio. Come spesso accade una nuova scoperta scientifica di tale calibro attrae persone con scopi guerrafondai, apparenti o meno. Era accaduto per la fissione nucleare secoli addietro, con conseguenze spaventose per il Pianeta, o per il laser e il plasma, entrambi utilizzati nel campo degli armamenti. L’elenco potrebbe andare avanti per settimane, ma la tecnologia dell’iperspazio, fortunatamente, non fu sfruttata per tali scopi. Sarà stata la situazione critica della civiltà che ha unito la popolazione, ma sta di fatto che tutti gli sforzi furono sfruttati per il benevolo progresso scientifico e della specie, invece che autodistruggerla.

Così, circa cinquant’anni prima, cinquantatre e sette mesi per l’esattezza, fu effettuato il primo esperimento di viaggio iperspaziale, trasferendo una sfera di acciaio del peso di un chilogrammo dal Pianeta fino alla prima base lunare. Fu un successo e la teoria su cui si basava sembrava solidissima. O almeno lo era fino all’esperimento con un essere vivente, una persona della quale non si ebbe più traccia, dispersa e irrecuperabile nei meandri dello spazio-tempo. Sembrava che questo sogno rimanesse tale, ma la scienza, o forse sarebbe meglio dire l’intelligenza delle persone che lavorarono al progetto, lo resero concreto proprio un mattino.

Ed eccola lì la nave, frutto delle ricerche e fulgore della tecnologia e speranza della civiltà, che, scivolava sull’orlo di una nube composta da miliardi di pezzi di roccia e ghiaccio  spessa circa un anno luce, iniziando a sentire l’influenza della stella al centro di questo sistema abitato da un’altra razza.

 

La civiltà. Anzi, un’altra civiltà, aliena, che avrebbe rivoluzionato i concetti della propria. È strano come una cosa del genere sarebbe stata così tanto sconvolgente, del resto c’è così tanto spazio in quell’immenso universo che sarebbe stato molto più strano pensare di essere l’unica specie intelligente dell’intero cosmo.

La nave aveva captato i segnali di questa civiltà circa 4 anni luce dal sistema, all’uscita da un balzo nei pressi di una particolare nana rossa con un’intensa attività solare, dovuta soprattutto ai brillamenti. Data la particolarità della stella era stata appunto scelta, dagli astronomi che avevano pianificato il viaggio, come meta di un balzo per essere studiata, anche se non avrebbe avuto alcun interesse alla sopravvivenza della specie, ma la curiosità ebbe comunque il sopravvento. Tuttavia le conseguenze di quella scelta non erano state nemmeno lontanamente previste.

I segnali sembravano essere una sorta di qualche trasmissione, anche se fra di essi non c e n’era nessuno che avrebbe potuto indicare un tentativo di mettersi in contatto con qualche altra civiltà, come un codice per dire “siamo qui”, ma senza dubbio erano di una civiltà intelligente. Che li avessero inviati anni fa e avessero perso le speranze?

La nave rimase in orbita attorno alla nana (ad una distanza di sicurezza s’intende) diversi mesi a captare questi segnali e, una volta confrontati i dati, ci fu parecchio stupore a bordo nel constatare che le due civiltà si assomigliavano parecchio. Entrambe a base di carbonio e sfruttavano l’ossigeno per le reazioni metaboliche, entrambe non erano né completamente malvagie, né buone, tuttavia questo ha portato a svariati conflitti interni, come nella sua, ed entrambe avevano sfruttato al massimo il proprio pianeta, appropriandosi quindi di tutte le risorse disponibili del loro sistema solare. Certo che solo per caso sarebbe potuta avvenire una scoperta del genere, perché le probabilità di trovare una civiltà così simile alla propria erano davvero esigue. In ogni caso non sembrava avessero scoperto il volo iperspaziale, in quanto certamente avrebbero iniziato a mettere dei satelliti intorno alla nana rossa che, stando ai rilevamenti compiuti dalla nave stessa, era la stella più vicina. O per lo meno così avrebbe fatto la sua civiltà. Forse non erano del tutto così uguali.

Si trovava lì davanti a quell’anno luce di rocce e ghiaccio, ci sarebbero voluti diecimila anni ad attraversarlo tutto con la normale propulsione a fusione, tempo in cui la civiltà, o addirittura entrambe, avrebbero potuto estinguersi. Affrontare balzi attraverso un oggetto non era ancora stato studiato a fondo, ma in linea teorica non avrebbe dovuto essere pericoloso. Unire due punti lontani dello spazio significava escludere tutto quello che c’era in mezzo, ma la parte più difficile era scegliere il secondo punto. Bisognava avere un’ottima conoscenza del luogo dove si voleva arrivare, o per lo meno delle carte stellari dettagliate, cosa che non era al momento disponibile ovviamente, senza sbucare troppo vicini, o addirittura dentro, ad una stella o un pianeta troppo massiccio, o in mezzo ad un campo di asteroidi. Anche perché effettuare immediatamente un altro balzo successivo ad un primo avrebbe rischiato di far completamente collassare il reattore producendo un buco nero vero e proprio, con disastrose conseguenze per la nave, che nel migliore dei casi non sarebbe più uscita da nessuna parte persa chissà dove, come quel pover’uomo del primo esperimento, che il Creatore, se esisteva, avesse misericordia di lui, e per il sistema solare che col tempo sarebbe stato distrutto.

Inoltre c’era l’effetto sorpresa. Farsi notare da subito avrebbe forse precluso la missione, in quanto la reazione della razza aliena avrebbe potuto non essere propriamente amichevole e avrebbero potuto appropriarsi della sua tecnologia, che in tal caso non sarebbe stato un bene per la sua specie. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio insomma.

Dove uscire dal balzo allora? Dalle trasmissioni captate (e che ancora la nave captava) era riuscito ad ottenere una carta della posizione di tutti i corpi e, dato che nell’universo vigeva una ed una sola legge gravitazionale, era possibile prevederne la posizione.

Dai dati risultava che la provenienza della radiazione elettromagnetica, segno di una civiltà intelligente, non giungeva da oltre il sesto pianeta del sistema, un gigante gassoso, quindi arrivare lì agli estremi avrebbe potuto significare essere troppo lontani e dare una maggiore possibilità di reazione, con l’impedimento a proseguire, anche se con un successivo balzo avrebbe potuto avvicinarsi di più, ma anche la sua specie l’avrebbe preso come un atto di guerra. Arrivare subito nei pressi del terzo pianeta, quello che emetteva una maggior quantità di onde elettromagnetiche, non se ne parlava nemmeno. L’avrebbero preso come una violazione diretta del loro spazio più intimo, dove si sentivano più al sicuro.

Eppure doveva avvicinarsi, almeno per poterli studiare, per poter comunicare con loro senza spaventarli. Del resto era solo una nave, anzi, una piccola nave spaziale senza armamenti. Se avessero voluto conquistarli avrebbero mandato un’intera flotta di navi iperspaziali armate di tutto punto e pronte a sfruttare l’effetto sorpresa.

No, avrebbe dovuto tentar lo stesso di avvicinarsi. Si sarebbe immesso in orbita col suo satellite (altra somiglianza) e da lì avrebbe scritto il primo capitolo di una nuova era, per entrambi.

 

I calcoli erano davvero complessi per un sistema solare con così tanti corpi che deformavano lo spazio. È vero che unendo due punti si può escludere la materia in mezzo, ma a parte gli asteroidi che hanno una rilevanza infinitesima e corpi sparsi e molto distanzi, come le stelle, che mantengono mediamente il tessuto spazio-temporale uniforme, eseguire un balzo dentro un sistema solare rende i calcoli una vera sfida. Anche per un computer come lui, la nave.

Già, anche se per un essere vivente non era più rischioso eseguire un balzo iperspaziale era stato deciso che, per quella prima missione, non era ancora sicuro inviare un essere vivente nella galassia a fare l’esploratore. Certo c’erano tutte le implicazione psicologiche di essere completamente soli nella solitudine più totale, e il dover creare una nave più grande per tutte le scorte di viveri possibili, ma anche il computer aveva una personalità no? Non certo una artificiale s’intende. I vecchi computer con una personalità artificiale non sarebbero stati abbastanza creativi per prendere una decisione come quella che aveva preso lui, ovvero studiare e prendere contato con una civiltà e azzardarsi a entrare nell’orbita del suo satellite.

I computer della sua generazione, ovvero lui e un altro che era servito proprio per la progettazione della nave, sfruttavano la teoria della trascrizione della personalità di un individuo biologico, entro circuiti così complessi e piccoli, che la materia al loro interno andava al limite del principio di indeterminazione. Se vogliamo dirla tutta era più un successore che un contemporaneo al suo creatore, e la sua personalità era quella del capo del progetto “iperspazio”, quella magnifica mente che aveva guidato la sua specie oltre le porte del cielo.

In ogni caso lui non si annoiava in tutto quel silenzio. Che fosse stato progettato per essere curioso o meno, era il primo a vedere cose che tutti avevano solo visto da lontano, come fermi immagini di un passato lontanissimo. Lui invece le vedeva da vicino, in tempo reale e poteva andare dove voleva. Certo i suoi ordini di trovare un pianeta abitabile gli impedivano di scorrazzare qua e là per le galassie fregandosene dei suoi creatori, ma era comunque un buon compromesso. Chissà cosa dicevano di lui e se sarebbe stato un eroe. Certo che con le notizie che avrebbe portato un computer eroe sarebbe stato un nulla al confronto.

Un piccolo pensiero balzò nella sua mente, come se fosse giunto attraverso l’iperspazio da un’altra galassia.

Aveva un’anima?

Pensava. Era. Dunque perché non poteva essere vivo? Avrebbe vissuto in eterno o, finito il suo utilizzo, la sua anima sarebbe andata in quel paradiso, di cui gli avevano trasmesso nei dati della sua cultura? Perché non poteva essere considerato un essere vivente poi? È vero, lui non mangiava, non respirava e tanto meno si riproduceva tramite l’unione con un suo simile, ma avrebbe potuto crearne un altro. Già solo il pensare di “creare” non faceva di lui un essere intelligente e non una fredda macchina?

Non desiderava certo un compagno, si sentiva estremamente completo da solo, ma anche questo non faceva di lui un’esistenza? Provava delle emozioni, come ad esempio l’affetto verso tutti quelli che l’avevano creato.

Però fin’ora aveva solo provato quelli che sapeva essere “buoni” sentimenti. Anche verso la nuova civiltà non nutriva altro che una buona speranza nel vedere le due popolazioni stringere felici accordi per un roseo futuro. Ma cosa sarebbe successo se questa civiltà aliena avrebbe fatto del male, come dichiarare guerra, alla sua? Fra i suoi circuiti c’era l’impedire che la sua civiltà di origine subisse un danno di qualunque tipo. Avrebbe poi voluto arrecare un danno agli alieni? Erano essere viventi come la sua specie, come lui (?), non poteva certo fare questo. Forse doveva andarsene e non entrare mai in contatto con quei potenziali distruttori.

Ma ciò non voleva dire condannare anche la sua specie? Quante possibilità c’erano di trovare un altro sistema abitabile senza un’altra civiltà? Ora, alla luce del risultato di un calcolo statistico, sembrava più improbabile trovarne uno vergine che uno senza civiltà. Se ciò non fosse stato comunque vero, avrebbe potuto anche aspettare che sviluppassero di più la tecnologia per mettere gli esodi verso mondi rocciosi, ricchi di minerali, certo, ma pur sempre vuoti, senza comunque l’assicurazione che la razza di questo sistema solare avrebbe a sua volta scoperto il viaggio iperspaziale e iniziato a colonizzare una galassia, rendendola un campo da battaglia.

Per quanto potesse sembrare una soluzione senza via d’uscita, il contatto sarebbe stata l’opzione che meno l’avrebbe fatto soffrire, cioè quello che i fra i suoi circuiti sentiva essere descrivibile con il concetto di sofferenza, sapendo di aver agito per il bene della sua specie. Un altro computer sarebbe sicuramente andato in blocco di fronte a tutte queste implicazioni morali. Era per questo che avevano costruito lui? Erano stati davvero così lungimiranti? L’avrebbe domandato al suo ritorno.

 

La stella incandescente sottoforma di un anello di plasma confinato nel campo magnetico aveva cominciato a rimpicciolirsi lentamente, divenendo via via sempre più intenso. Gli oggetti e le apparecchiature distinguibili nell’intensa luce divenivano sempre più curvi. Il sistema di raffreddamento della strumentazione pompava il fluido a più non posso per evitare un surriscaldamento della zona motori, mentre disperdeva il calore accumulato facendo correre le condotte quasi in contatto con il gelo siderale dello spazio. All’interno della camera del motore quasi non si vedeva più nulla per l’intensissima luce e l’energia e la materia avevano deformato lo spazio intorno a loro in maniera quasi irriconoscibile, dando alla nave la forma di una spirale con il centro nella zona motori.

E poi scomparve, per riapparire nello stesso istante nei pressi di una bellissima falce azzurra, striata di un soffice bianco, con la parte in ombra costellata da piccole stelle che formavano le città. Non c’erano trasmissioni che rendevano giustizia allo spettacolo di un pianeta abitato da un’altra civiltà in fermento.

Non era esattamente nel punto calcolato, si era aspettato questo risultato, ma fu anche compiaciuto del risultato ottenuto: dalla posizione calcolata distava solo dodici metri e il suo cronometri gli diceva che era tornato indietro solo di tre secondi (le implicazioni del viaggio iperspaziale sfruttando l’energia di un quasi buco nero erano anche di carattere temporale, e unendo i due lembi dello spazio incurvato si rischiava di sovrapporlo andando indietro nel tempo, anche se in ogni caso non più di qualche ora, date le energie non così enormi in gioco).

Fu riportato alla realtà solo dalle radiazioni elettromagnetiche che avevano preso a studiarlo all’impazzata, provenienti da una nube di satelliti intorno al pianeta e al suo satellite. Così iniziò a scrivere in un codice che aveva imparato mesi prima dalle trasmissioni provenienti dalla civiltà aliena, composto da due elementi che combinati in vari modi sembravano formare un linguaggio:

“Salve popolo della Terra. Vengo in pace.”

Intro

E’ il mio primo post qui su wordpress, ma sono circa 5 anni che non tengo un blog o scrivo qualcosa di decente. Una volta andavo a ricercare le profondità dell’animo umano, ma una volta che si trovano certi mostri è già difficile affrontare il proprio che scovare quelli delle altre persone, metterli di fronte ad esso e farglielo combattere. Anche perché, diciamola tutta, non è che sempre ti ascoltano. No dai ammetto che ogni tanto lo faccio ancora. Ma è colpa mia se solo vorrei che le persone fossero diverse, più consapevoli di sé e del mondo che le circonda?

Si, è colpa mia. Beh, ora non è che vado in giro a fermare le persone a caso, ma con quelle che mi ruotano intorno ho sempre la curiosità di scavarci dentro. Del resto l’ho fatto anche con me, e per una volta razzolo quello che predico. Ma ho sconfitto i miei mostri? No, o comunque non tutti, ci sto combattendo ancora, ma la maggior parte delle volte è solo accettazione di essere anche quelle cose oscure che troviamo nei meandri del cervello. E’ l’unico modo per controllarle e magari volgerle anche a proprio favore. Come? Ah, il bello è che cambia da persona a persona e dalla situazione. Non so comunque, ripeto, sicuramente esagero, anche perché non voglio certo passare per quel supereroe, però, quando le persone a cui tengo mi dicono “grazie Ale per avermi fatto riflettere”, allora sono spinto a proseguire.

Ma tutto ciò penso sia dovuto alla mia curiosità. E’ come un immenso buco nero che vuole divorare tutto lo scibile che può. Leggo Focus da quando sono bambino e mi faccio ronzare intorno anche altre riviste, preferendo sempre le nuove conoscenze di persone che sanno qualcosa che magari non so, piuttosto a persone di una banalità e superficialità palese. “Ma è ovvio”, penserà chi legge (ma chi legge?), purtroppo no. Facile dire che una cosa è ovvia quando è già stata messa nero su bianco (un po’ come questo discorso), però riflettendoci bene, guardando tutte le persone che si conoscono, si trova molta più superficialità di quanta se ne immagini. O tanto di cappello a chi non ne trova, certo se anche lui non è un superficiale come il circondario. Però sogno sempre che se le persone cambiassero la loro mentalità, allora potremmo cambiare anche questo “Paese” che è l’Italia. (Io lo penso da una vita e il nostro Premier Monti l’ha “confermato” qualche settimana fa)

Come già facevo in precedenza, userò questo blog per poter mettere per iscritto i pensieri in modo da riordinare la mia testa, che in questo periodo ne ha bisogno più che mai. Se poi avrò gente che leggerà quello che scrivo, magari commentandolo anche, a me può far solo piacere, ma non è nel mio interesse primario. Non seguirò un tema, ma parlerò di quello che mi passa per i neuroni. Penso sia tutto. Pace e prosperità.

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